Altro che scippi, il male d’Italia sono le mazzette

Davigo: adeguare subito la legislazione agli standard europei

La Corte dei conti c’informa che la corruzione è aumentata del 30 per cento nel 2010. La classifica stilata da Transparency, sulla percezione della corruzione, per lo stesso anno ci vede al 67esimo posto, dopo paesi come Ruanda e Ghana. Nel 2001 eravamo 29esimi. Più siamo corrotti, meno ce ne accorgiamo. Come s’inverte questa tendenza? Lo abbiamo chiesto a Piercamillo Davigo, ex pm di Mani Pulite, oggi consigliere di Cassazione.    La corruzione sembra una    malattia, che peggiora di anno in anno. L’Italia è spacciata o qualche rimedio esiste?      Dal punto di vista del diritto sostanziale bisognerebbe ratificare le convenzioni già firmate come quella europea sulla corruzione: prevede fattispecie che, se fossero introdotte, sarebbero molto utili, anche per riformulare i reati che oggi non permettono di colpire una serie di comportamenti.    Per esempio?    Nonostante l’Italia abbia firmato convenzioni che prevedono la punibilità degli appartenenti alle assemblee legislative, i parlamentari non sono in concreto perseguibili per corruzione, essendo questa collegata al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio o di atti d’ufficio. Siccome l’attività dei parlamentari è   sovrana, non è riconducibile né all’uno né all’altro parametro.    Si parla di rimodificare la prescrizione. In peggio.    L’Italia e la Grecia sono gli unici paesi d’Europa dove la prescrizione decorre anche dopo la sentenza di condanna di primo grado. È una stravaganza: se è appellante l’imputato, perché mai dovrebbe decorrere la prescrizione? È lui che rimette in moto la macchina della giustizia, perché dovrebbe usufruire della prescrizione?    L’ideale sarebbe arrestarne la decorrenza al momento della richiesta di rinvio a giudizio    del pm.    Certo. O almeno dalla sentenza   di condanna in primo grado, se l’appellante è l’imputato.    È favorevole all’idea di riunire in un unico titolo di reato corruzione e concussione?    Oggi i due reati creano difficoltà. Di solito quelli che hanno pagato dicono di essere vittime di concussione, mentre quelli che i soldi li hanno presi negano di essere autori di concussione e che si tratta di corruzione impropria. Se le fattispecie fossero unificate eviteremmo quella che capita oggi. Cioèchesesicominciaconlaconcussione e i privati che hanno pagato vengono sentiti come testi, poi magari in appello decidono che è corruzione, gli stessi avrebbero dovuto essere sentiti con le garanzie previste per gli indagati, le dichiarazioni non sono più valide. Alla fine, tutti assolti.      Se si parte dalla corruzione?    Quando si arriva in appello e viene invocata dai privati la concussione, poiché vi è il divieto di reformatio in peius, il funzionario pubblico non contrasta la tesi e i privati vengono assolti.    Una delle proposte contenute nel ddl del Fatto è introdurre la “legislazione premiale”. Ovvero la non punibilità del corruttore o dell corrotto se va spontaneamente a confessare e a denunciare i suoi complici, prima che la notizia di reato sia stata iscritta a suo nome.    Serve ad avere collaboratori di giustizia. La corruzione è un reato seriale. Se ci fosse una norma del genere, ci sarebbe interesse a confessare. E non, come ora, a coprire. Renderebbe anche più difficile   commettere questi reati: bisogna stare molto attenti a scegliersi i complici.    E dal punto di vista processuale?    Data la diffusione del fenomeno, dovrebbe essere prevista la possibilità di operazioni sotto copertura in materia di corruzione. Come avviene per droga, armi, terrorismo. Ora non è previsto. E non si può fare: se una delle due parti simulava, il reato non si perfeziona. In altri Paesi è uno strumento utilizzato e si chiama “test di integrità”, perché serve a capire se un   pubblico ufficiale prende i soldi o no.    La criminalità economico-finanziaria si è aggiornata. Bisognerebbe adeguare anche l’elenco dei reati?    La corruzione tra privati esiste nella legislazione comunitaria e quindi bisognerà, prima o poi, adottarla. Il traffico di influenze illecite è previsto dalla Convezione di Strasburgo del ’99. Se ci fosse, si creerebbe una barriera giuridica a qualunque dazione di denaro tra privati, finalizzata alla corruzione di pubblico ufficiale.    Perché gli italiani non capiscono il danno economico di reati come l’evasione fiscale e la corruzione?      Per decenni è stata raccontata la favola che il problema del Paese è la microcriminalità. Ma quando c’era il processo per l’aggiotaggio Parmalat vi erano 40 mila parti civili costituite. Quanto ci impiega uno scippatore a fare 40 mila scippi? Anche ammesso che ne faccia 4algiornoenonvengabeccato,ci vogliono 10 mila giorni. Non ho mai visto nessuna vittima di scippo che aveva nella borsetta i risparmi di tutta la vita. Mentre molti investitori Parmalat si sono giocati tutto. Il danno è ben maggiore.    Ci sono state decine di proposte e ddl sul tema, insabbiati da varie legislature. Perché nessuno è diventato legge?    La preoccupazione della classe politica negli ultimi 17 anni non è stata contrastare la corruzione. Ma contrastare le indagini e i processi sulla corruzione.

di Silvia Truzzi – IFQ

Il rapporto di Tranparency sulla corruzione percepita: nel 2010 l’Italia è al 67esimo posto (  www.transparency.org  ) 

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One Comment to “Altro che scippi, il male d’Italia sono le mazzette”

  1. E’ da dieci anni che Semeraro propone di introdurre il traffico di influenza ( Semeraro, I delitti di millantato credito e traffico di influenza, Milano 2000)

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