Trivulzio, cosche calabresi sugli appalti dell’ente

Gli affitti prima, le compravendite poi. E ora anche gli appalti pubblici. Lo scandalo che ha travolto i vertici del Pio Albergo Trivulzio (Pat) annuncia un decisivo salto di qualità. Sì perché ora la partita si sposta su un terreno molto più franoso. Qui opacità e silenzio alimentano sospetti che agganciano pericolosi rapporti con la criminalità organizzata. Il dato chiude il cortocircuito di un ente che per fare cassa svende il proprio patrimonio e reinveste nella ristrutturazione attraverso appalti poco trasparenti. Il tutto senza dimenticare i nomi dei soliti noti che hanno acquistato gli immobili della Baggina. Ultimo in ordine di arrivo Marco Giovanni Petrelli, ex consigliere del cda del Pat, che nel 2005 acquista un appartamento in via dei Togni 20 per 430 mila euro. Nel frattempo oggi il direttore generale Nitti è atteso in Comune davanti alla commissione Casa e Demanio.

LA LISTA degli appalti, invece, svela la grande vicinanza di Silvio Berlusconi al Trivulzio. Nel 2009, il presidente del Consiglio dona 500 mila euro. Il denaro serve per ristrutturare un reparto per la degenza allora chiamato Santa Caterina e oggi intitolato alla madre del Cavaliere. Nello stesso anno un’impresa inizia e finisce quei lavori di ristrutturazione. Si tratta di una società che lavora spesso al Pat. Da qui la domanda del consigliere comunale della Lista Fo, Basilio Rizzo. Un semplice quesito volto a capire in che modo è stato assegnato quell’appalto, perché   rimane forte il sospetto di una chiamata diretta del tutto fuori luogo per una struttura pubblica. “La dirigenza del Pio Albergo Trivulzio – conferma Rizzo – non ci ha mai dato risposta”.

OMBRE e dubbi avvolgono anche la ristrutturazione della ex casa Albergo di via Fornari. La struttura è stata inaugurata il 23 ottobre scorso. Questa partita, però, inizia nel dicembre 2007, quando viene licenziato dal Pat un bando di gara per un appalto da 8 milioni di euro. Presidente del cda è Emilio Trabucchi. La gara si conclude nella primavera del 2008. Vince la Mucciola spa, una holding dal fatturato milionario con sede a Reggio Calabria, esattamente in una zona che gli investigatori definiscono il regno della potente cosca Labate. L’11 giugno capita dell’altro: la bozza della delibera finale per l’appalto non viene firmata dal direttore generale ma da un altro dirigente. Il documento definitivo risulterà in regola. Ma   poche settimane dopo il direttore generale Guido Fontana lascia, al suo posto Fabio Nitti che ancora oggi resiste in un cda del Pat avviato verso il commissaria-mento. Il quadro, dunque, inizia a comporsi. Le informative della polizia giudiziaria aggiungono particolari decisivi. Raccontano di un boss che oggi a Milano fa da collettore per gli interessi della ‘ndrangheta in Lombardia. Si chiama Paolo Martino, cugino del defunto boss Paolino De Stefano e molto vicino all’imprenditore dei vip, coinvolto nello “scandalo Ruby”, Lele Mora.    Sotto la Madonnina, Martino ha rapporti con l’influente cosca Valle, ma anche con buona parte dei padrini arrestati nel maxi-blitz del 13 luglio scorso. Secondo gli investigatori, il boss di Reggio Calabria, che proprio all’ombra del Duomo ha incontrato più volte il governatore Peppe Scopelliti, si sarebbe interessato per alcuni appalti del Trivulzio favorito in questo da un noto politico del Nord. Nessun diretto riferimento alla Mucciola che infatti non risulta indagata. Tra agosto e ottobre scorso, però, gli uffici del Pat ricevano la visita degli uomini della Dia.   Obiettivo: le carte di quell’appalto. E del resto Martino sul tavolo può mettere conoscenze influenti. Tra le tante quella di Carlo Antonio Chiriaco, il ras della sanità pubblica pavese, amico dei boss e grande elettore del deputato azzurro Giancarlo Abelli.

ANCHE per questo “il personaggio di Paolo Martino – scrivono i carabinieri – è interessante con riferimento al suo rapporto con Chiriaco”. Lo stesso Chiriaco, arrestato a luglio per mafia, che in auto spiega alla moglie la costituzione di una nuova società in cui lui però non può comparire. Dice: “Noi adesso abbiamo il Niguarda, la psichiatria e la casa di riposo del Trivulzio”.

Da.Mil.  – IFQ

Il Pio Albergo Trivulzio.

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