Ecomafie in festa, libero trasporto di rifiuti tossici

A causa di un vuoto normativo non è punibile chi non rispetta la legge

“Per le ecomafie è una pacchia. È il momento per lavorare e riempirsi le tasche”. Parola di Gianfranco Amendola, procuratore di Civitavecchia che dagli anni Settanta si occupa di ambiente.    L’allarme di Amendola ha un obiettivo preciso: “In Italia oggi non esistono sanzioni per chi trasporta rifiuti pericolosi senza rispettare la legge. La vecchia disciplina è stata abolita a dicembre, la nuova è stata rimandata a giugno. In questi cinque mesi si rischia il Far West: se noi fermiamo qualcuno che porta in giro per l’Italia rifiuti pericolosi rischiamo di doverlo lasciare andare”.   Per capirci stiamo parlando di rifiuti come quelli prodotti dalle lavorazioni industriali, per esempio concerie, colorifici o stabilimenti petroliferi.    I rifiuti in Italia sono un affare da cifre a nove zeri. Secondo l’Istat nel 2009 la spesa nazionale per la gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche è arrivata a 34,7 miliardi (il 2,3 per cento del pil). Il 62 per cento della spesa deriva proprio dalla gestione dei rifiuti (21,5 miliardi, equivalente all’1,4 per cento del pil nazionale).

La “scatola nera”    dell’immondizia

MA CHE COSA è successo per i rifiuti pericolosi? “Nel 2009 – racconta Patrizia Fantilli del Wwf – il ministero dell’Ambiente ha lanciato il Sistri, un sistema innovativo di tracciabilità dei trasporti che dovrebbe permettere di seguire il rifiuto dalla culla alla tomba. In pratica vengono eliminati tutti i documenti cartacei, semplici da taroccare. Con il Sistri ogni azienda sarà fornita di una black box, una scatola nera tipo quella degli aerei, che verrà montata sul camion permettendo di seguirne gli spostamenti via satellite”.      Innovazioni sollecitate dall’Europa e sostenute dal ministro dell’Ambiente: “Grazie al Sistri – ha spiegato Stefania Prestigiacomo – finalmente potremo contare su un apparato di controllo adeguato, affidato al Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente. Saranno sostituite procedure obsolete, inefficienti e onerose e sarà possibile rispondere in maniera più efficace alle istanze socialieambientali.EsoprattuttoloStatopuòdareunforte segnale nella lotta contro l’illegalità. L’Italia è la prima nazione a dotarsi di un apparato simile e ciò costituisce anche l’opportunità di offrire   un modello a livello europeo”.    Insomma, sembrava una buona notizia. Sulla carta. Ma prima ancora di partire l’operazione Sistri ha già conosciuto più di un inciampo: come ha scritto Il Fatto Quotidiano, l’affidamento senza gara dell’appalto (coperto da segreto militare) per il Sistri a Selex (Fin-meccanica) è oggetto di inchiesta da parte della Procura di Napoli. È un affare d’oro perché i 600 mila operatori del settore dovranno pagare oltre 400 milioni. Non solo:   nel 2010, quando il sistema doveva partire, ecco un altro intoppo. Come racconta Amendola in una lettera inviata al ministro Prestigiacomo: “Il 25 dicembre 2010, per recepire la direttiva europea del 2008 sui rifiuti, è entrato in vigore il quarto correttivo del Testo Unico sull’Ambiente. Esso, tra l’altro, ha completato e fornito di sanzioni il sistema di controllo Sistri. Compito finora affidato dalla legge alla compilazione di un dettagliato formulario di trasporto. Tre giorni primacheentrasseinvigoreil correttivo, però, con un altro decreto la piena operatività del Sistri è stata rinviata al primo giugno 2011”, spiega Amendola nella lettera. E conclude: “Ci troviamo quindi nella seguente situazione:   il ‘vecchio’ obbligo non è più sanzionatomentreinuoviobblighi, con relative sanzioni, non sono ancora applicabili”.    In parole povere nel dicembre 2010 è stata approvata una norma che per le ecomafie   si trasforma in un preziosissimo regalo di Natale.    Racconta Stefano Lenzi, responsabile legislativo del Wwf: “Oggi in pratica chi controlla il trasporto dei rifiuti pericolosi è rimasto senza armi.Abbiamochiestochiarimenti al ministero, sappiamo che la norma è allo studio dell’ufficio legale del Ministro”.

Il primo giugno    le nuove regole

MA PERCHÉ il Sistri è stato “posticipato”? “Il sistema Sistri è sofisticato e ha dei costi elevati. Non solo: richiede anche investimenti nelle strutture e nel personale. Non vorremmo che i tagli selvaggi avessero portato a sacrificare proprio il Sistri, a rimandarlo a giugno. E chissà poi che nel silenzio generale non arrivino   altri rinvii. Intanto, forse per un errore, sono scomparse anche le vecchie sanzioni”. Amendola lancia il suo appello al ministro: “C’è già chi sostiene che, per cinque mesi, si potranno trasportare rifiuti senza alcun obbligo e controllo.Conleconseguenzefacilmente immaginabili in un paese dove una cospicua quantità di rifiuti industriali viene smaltita, spesso tramite ecomafia, in modo irregolare e con gravi pericoli per la salute e per l’ambiente. Mi permetto di segnalarle questa grave situazione affinché, se la Signoria Vostra lo riterrà opportuno, si possa eliminare questo vuoto legislativo”. Insomma, se il gioiello più volte annunciato non arriva, che almeno si applichino le vecchie norme per non fare involontariamente un regalo da miliardi alle ecomafie.

di Ferruccio Sansa – IFQ

21,5 miliardi: la spesa per la gestione dei rifiuti (FOTO LAPRESSE )

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