Gli Stati generali del nulla 550mila euro per la propaganda

Alemanno lancia il piano (impossibile) per Roma

Un finanziere dorme col viso appoggiato al finestrino del furgone, i suoi colleghi chiacchierano vicino alle transenne, lo stesso fanno carabinieri e poliziotti. La situazione è, ovviamente, tranquilla: eppure la sensazione che si ha arrivando al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma, è quella di un’intera zona blindata, con tanto di bidoni dei rifiuti sigillati e strade di accesso inagibili se non alle (troppe) auto blu. La propaganda capitolina, in quasi tre anni, non è mai stata così   tronfia. “Stati generali della città”, li ha chiamati Alemanno, che in due giorni fa sfilare a Roma ministri, assessori, uomini di potere e di lobby, imprenditori e persino (pare) il premier Berlusconi, che dovrebbe chiudere stasera la kermesse. Ufficialmente si presenta il piano strategico di sviluppo della Capitale, per la prima volta nella storia di Roma, fa sapere il sindaco. Peccato che già nel piazzale antistante il Palazzo ci sia qualcuno che non la pensa così: sono i nove presidenti di municipio di centrosinistra, avvelenati col primo cittadino che non li ha interpellati né voluti   ricevere. “Polemiche ideologiche”, le definisce lui: “Si tratta solo di una presentazione del piano, che poi dovrà essere approvato anche dall’assemblea dei presidenti”. Che invece magari avrebbero potuto dare, in fase di stesura, il contributo di chi in città e nelle periferie vive davvero le difficoltà dei cittadini.

PER ENTRARE, occorre passare i controlli di un imponente cordone di polizia, con tanto di metal detector e ispezione nelle borse. Eseguono gli ordini, questi ragazzi, e hanno la faccia stanca: “È dalle 6 di stamattina che siamo qua – ci racconta uno di loro – dobbiamo arrivare a mezzanotte. E domani sarà uguale”. I giornalisti si devono accreditare e le hostess non si fidano delle parole, pretendono il tesserino. Viene il sospetto che da un momento all’altro possa atterrare l’Air Force One di Obama. Col pass si è finalmente liberi di girare e lo spettacolo è da fine impero. Padiglioni   dedicati al futuro di Roma, plastici di costruzioni e video che proiettano la città che verrà. Ovunque, hostess modello gheddafine accompagnano gli ospiti in sala e consegnano cartelline e penne marchiate. Il sorriso ce l’hanno per contratto. Alle forze dell’ordine in borghese si affiancano uomini della sicurezza privata, che poi si scoprono, nella vita reale, studenti delle Belle arti. La platea è stracolma: volti noti e meno noti della Roma che conta, le prime file riservate alla giunta capitolina e alla moglie del sindaco. C’è persino una signora con un neonato in braccio. I riflettori sono tutti su di lui, su Gianni Alemanno. È il suo palcoscenico, quello che è riuscito a costruirsi con 550 mila euro. Tanto è costato questo giochino: 382 mila euro per la kermesse, gli altri per due mostre che – lui promette – arriveranno   anche nelle scuole di periferia. Ripartiti così: 100 mila dalla Camera di Commercio, 300 mila dalle banche tesoriere, 100 mila da Acea, 30 mila da Poste italiane, 20 mila dalla Fondazione   Roma 2020 di Aurelio Regina. Uno spreco di denaro che si commenta da solo.

ALEMANNO parla di una Roma che non esiste e non esisterà mai: una città che potrà raggiungere il 3 per cento del Pil “diventando il traino per l’Italia intera”, che garantirà 30 mila posti di lavoro in più all’anno, che avrà un “secondo polo turistico” (con la riqualificazione del lungomare di Ostia e la creazione di Fiumicino 2, questione dirimente per la candidatura alle Olimpiadi 2020). Una Capitale che ha visto il calo dei reati del 26 per cento, “dati della Prefettura”, che forse ha omesso di raccontare al sindaco che le denunce sono drasticamente diminuite, che sono aumentati i furti e le rapine e che spesso gli stessi reati vengono derubricati per il favore delle statistiche. Cose che il sindacato di polizia Silp-Cgil del Lazio denuncia   da anni. In quello che appare un comizio elettorale, invece, il primo cittadino continua ad addossare al passato tutte le responsabilità: i 12 miliardi e 238 milioni di euro ereditati dalla giunta Veltroni, le poche risorse europee sfruttate da Marrazzo. “Il decreto del ministero dell’Economia certifica l’esistenza di 12,9 miliardi di debiti e di 5,6 miliardi di crediti. Il netto è quindi pari a 7,3 miliardi”, gli risponde Marco Causi, deputato Pd ed ex assessore al Bilancio. Ma è un gioco al rialzo: il piano strategico necessita di 21,9 miliardi di euro, la metà dei quali (10,6) a carico dei privati, che dovranno decidere di investire su Roma. E chissà se mai lo faranno.    Quando Alemanno finisce di parlare la platea si spella le mani, poi i suoi assessori si concedono alle telecamere in curiosi siparietti laterali: la propaganda, si sa, fa proseliti.

di Silvia D’Onghia – IFQ

One Comment to “Gli Stati generali del nulla 550mila euro per la propaganda”

  1. sembra di rivivere l’epoca ventennale…ma a questi signori và ricordato che i partiggiani non muoino MAI ! ! !

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