Fine pena Masi

Dopo le scivolate di Sanremo, il Dg dovrà lasciare: in corsa la vice Lei e Novari di Tre.

Mauro Masi è solo e accerchiato dai nemici. I suoi ex amici. La politica che prima l’ha scelto e ora l’ha mollato. Un avviso di sfratto, indiretto, l’ha firmato Lucio Presta, agente di Belén e Benigni a Sanremo: “Con lui non lavoro più”. Non s’è mai visto un fornitore di una televisione pubblica (senza alcun ruolo all’interno dell’azienda) che accusa il suo principale dirigente. Il gesto di Presta   non è follia, è un referto da medico legale: certifica che l’esperienza di Masi a viale Mazzini è finita. La settimana scorsa, tra i rumori del Festival, il direttore generale ha trattato in silenzio l’uscita dal servizio pubblico, la forma più indolore per la sua immagine e meno dannosa per il suo stipendio da oltre 700 mila euro l’anno: la presidenza di Eni – da rinnovare il 4 aprile – oppure nulla. Troppo alta la domanda. Infatti il governo ha un’offerta molto più modesta: la vicepresidenza   Eni, creata su misura per lui, e un posto nel Cda di una controllata del gruppo. Ormai Masi ha perso la copertura di Gianni Letta, il consigliere più fidato di Silvio Berlusconi che l’ha protetto per mesi dai ministri ostili Paolo Romani e Giulio Tremonti. La satira di Luca e Paolo a Sanremo, che con “Ti sputtanerò” ha mandato il caso Ruby in mondovisione, ha dimostrato che Masi non “controlla” il servizio pubblico come Palazzo Chigi si aspetta. E quando fa   qualcosa di plateale per recuperare credito – tipo la telefonata in diretta ad Annozero – fa più danni che altro. Lo si intuisce anche dalle parole del consigliere Rai in quota Pdl, Antonio Verro: “Prima del Cda di domani non dico nulla. Solo che tre cose del Festival non mi sono piaciute: ‘Ti sputtanerò’, il pezzo sull’opposizione inesistente e il dialogo da bar su Berlusconi. Non vedo la necessità di ridicolizzare le istituzioni   del Paese nel mondo intero. Perché Sanremo fa milioni di spettatori in tutti i continenti”. L’ultimo infortunio all’Ariston si somma a una serie infinita di fallimenti, almeno per B.: Rai3 intoccabile, Paolo Ruffini reintegrato, Santoro più forte. Non solo: senza nemmeno un pizzico della consueta guerriglia, il dg ha avviato le procedure per rinnovare i contratti di Fabio Fazio e Milena Gabanelli, personaggi non certo graditi al Cavaliere. La parabola di Masi somiglia al governo B.: all’inizio contava su una larga maggioranza, ora nemmeno i suoi l’aiutano. Verro, amico di famiglia del presidente del Consiglio (fu assunto giovanissimo all’Edilnord), fatica a nascondere le incomprensioni col direttore generale. Sanremo spiega molto. Alessio Gorla, ex dirigente Fininvest e Forza Italia, fa parte del gruppo di Verro con la leghista Giovanna Bianchi Clerici. E il consigliere del Tesoro, il tremontiano   Angelo Maria Petroni, da mesi tace in Cda osservando i conti in disordine e un piano industriale al palo e bocciato da tutti. Il bilancio e i tagli sono la finta trappola in cui deve cadere Masi per giustificare una scelta interna, apprezzata a destra e digerita a sinistra, benedetta dal Vaticano: la promozione di Lorenza Lei, ora vicedirettore generale, responsabile contratti e risorse umane. La Lei ha il sostegno politico di Letta, quello economico di Tremonti (il Tesoro è l’azionista) e l’appoggio del Vaticano con il cardinale Tarcisio   Bertone, segretario di Stato della Santa Sede. Vale la pena ricordare un aneddoto del 2000. Assunta a Rai International dal settore marketing di Valentino, la Lei è a Rai Giubileo con Angela Buttiglione e organizza un evento da 13 milioni di spettatori: l’apertura della Porta Santa con la regia di Ermanno Olmi. Un successo che l’avvicina ancor di più all’allora presidente dei Vescovi, Camillo Ruini, bolognese come la Lei, che la apprezza come dirigente di talento e anche come cattolica convertita da adulta. Il cambio Lei-Masi ha pochi oppositori, quasi nessuno: piace a destra e sinistra. Certo,   non piace a Masi che, lunedì sera, sembrava già dimissionario. Ma ha resistito. E ieri ha convocato i direttori di rete per una riunione editoriale sulle varie ed eventuali, tanto per dare un segnale di vita. Che in viale Mazzini in molti danno per spento. In serata circolava anche il nome di Vincenzo No-vari, amministratore delegato di “3 Italia” che ha chiesto proprio alla Rai un risarcimento di 130 milioni di euro per un servizio di Report. La Lei è la soluzione interna, Novari la replica esterna, un Masi-bis. No-vari e Masi sono legati da una coincidenza: ai tempi della sua relazione con l’attuale direttore generale Rai, l’attrice Susanna Smit girò uno spot per la    “3”.

di Carlo Tecce – IFQ

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