Cesare Geronzi sta provando a non crollare assieme a B.

Tra molte affinità che uniscono Cesare Geronzi e Silvio Berlusconi c’è una notevole capacità di risollevarsi con un guizzo quando tutti li danno per morti e preparano la sepoltura. Il presidente delle Assicurazioni Generali proverà a dimostrare anche oggi, in un consiglio di amministrazione che si annuncia teso, che anche a 75 anni e senza deleghe formali il suo potere non è stato scalfito. Nonostante le dichiarazioni di guerra di Diego Della Valle (sia in Generali che in Rcs), nonostante le dimissioni di Leonardo del Vecchio dal consiglio di amministrazione del gruppo assicurativo per protesta contro le dichiarazioni di Geronzi su temi strategici che non sono di competenza del presidente, nonostante i processi che incombono su di lui per tronconi dei crac Parmalat e Cirio.

Molti nemici    molto onore?

E SOPRATTUTTO Geronzi deve dimostrare di non affondare assieme al suo partner politico Berlusconi, che ha sempre difeso apertamente anche nei momenti in cui la maggioranza era a rischio, da ogni palco a sua disposizione (e sono tanti). Negli ultimi mesi Geronzi ha sempre chiesto “un quadro politico-istituzionale di stabilità” per sostenere l’economia e la propria poltrona. Ma in tanti lo vedono già bollito e gli indizi, piuttosto concreti, ci sono tutti: rivolta generazionale dei sessantenni (Della Valle e Luca di Montezemolo) un tempo pacificamente sottoposti, bersagli messi nel mirino che non sono stati sconfitti ma si sono anzi rafforzati(daFrancoBernabèalla Telecom all’amministratore delle Generali Giovanni Perissinotto). Eppure Geronzi ha dimostrato in 50 anni di carriera di poter sopravvivere praticamente a tutto, processi inclusi.    Nel 2007 è rimasto orfano di una banca, facendo confluire la sua Capitalia in Unicredit, dopo che   l’amministratore delegato Matteo Arpe l’aveva risanata imponendo una logica di mercato estraneaall’approcciopiùpolitico di Geronzi (eppure, va ricordato,èstatoluiascegliereArpe). Invece che finire ai margini, Geronzi si insedia alla guida di Mediobanca da presidente. E da lì, nel 2010, approda alle Generali, formalmente una controllata di Mediobanca ma che visto il suo peso non ha con la banca d’affari milanese di certo i rapporti di una normale subordinata.    Un’ascesa insensibile perfino al tracollo dell’amico più potente, collega di gioventù dentro la Bancad’Italia,AntonioFazio,costretto a dimettersi dopo l’estate delle scalate (fallite) a Bnl, Antonveneta e Corriere guidate dai “furbetti del quartierino”. Ma conservare il potere è la sua specialità da sempre, affrontare i processi un’abilità che ha dovuto apprendere col tempo. Fin da quando è stato inquisito per il crac della Federconsorzi, un disastro da 4500 miliardi di lire agli   inizi degli anni Novanta per il quale è stato prosciolto nel 2000 “per non aver commesso il fatto”. Ma era soltanto l’inizio. Poi è arrivata l’inchiesta su un altro crac, quello del gruppo Italcasse-Bagaglino, con i dirigenti del Banco di Roma (tra cui Geronzi) accusati dai magistrati di Brescia di avere chiuso più di un occhio sui buchi di bilancio durante la ristrutturazione dell’istituto. Geronzi viene condannato nel 2006 e assolto nel 2009 in appello, sempre per non aver commesso il fatto. Il suo nome finisce poi associato alle due più grandi truffe finanziarie della storia recente, Cirio e Parmalat. Per Cirio l’attenzione dei magistrati si è concentrata su un supporto creditizio decennale di Geronzi all’amico Sergio Cragnotti che poi ha dichiarato bancarotta e il processo è ancora in corso. Nel caso   di Parmalat l’accusa era addirittura di estorsione ai di danni di Calisto Tanzi, costretto a comprare la Eurolat di Cragnotti a prezzi maggiorati. Il giudice dell’udienza preliminare di Parma però lo ha prosciolto un anno fa   per l’estorsione, ma resta in piedi a Roma l’accusa di bancarotta.

Il curriculum    insensibile

VICENDECHE in un altroPaese avrebbero lasciato una macchia sul curriculum di qualunque omologo di Geronzi, ma che nel suo caso vengono sempre rimosse (letteralmente, visto che ai problemi giudiziari non si fa cenno nella biografia pubblicata su  www.cesaregeronzi.it  , il suo sito personale). Merito anche dell’unica abilità che anche i suoi avversari gli riconoscono: tessere relazioni, avvolgere il capitalismo   italiano in una rete che ha sempre lui al centro, forte di una certa influenza sulla grande stampa anche tramite il suo attivissimo portavoce Luigi Vianello e – come ricorda ogni volta il suo rivale di oggi Della Valle – sul sito Dagospia di Roberto D’Agostino. Una rete di sicurezza che finora lo ha protetto, soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica. Bisogna vedere se basterà anche questa volta, quando proprio tutto sembra andargli  stor   to. Come se non bastassero le difficoltà italiane, infatti, sta cadendo perfino il regime di Muammar Gheddafi, in passato storico partner di Geronzi ai tempi di Capitalia (“I libici sono i migliori soci che si possano avere”).

di Stefano Feltri – IFQ

Cesare Geronzi , 75 anni, è presidente delle Assicurazioni Generali.

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