Verso il processo a porte chiuse sui morti nell’azienda dei Moratti

Gli indagati vogliono il rito abbreviato. Il giudice esclude il sindacato come parte civile. Le famiglie tacitate con un maxi-risarcimento.

Rito abbreviato, cioè a porte chiuse, e senza parti civili. Il processo per la morte di tre operai nella raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, si sta dirigendo verso la soluzione più indolore per l’azienda della famiglia Moratti, quella con il minimo di risalto pubblico.    Si avvia così a chiudersi in sordina una delle vicende di morte in fabbrica più assurde e gravi degli ultimi anni. Il 26 maggio del 2009, nella raffineria della famiglia Moratti, Gigi Solinas di 27 anni, Daniele Melis di 29 anni e Bruno Muntoni di 58 anni, sono morti asfissiati dall’azoto puro dentro una cisterna che il primo avrebbe dovuto pulire, e dove gli altri due sono entrati per soccorrere il compagno che aveva perso i sensi. L’azoto è inodore e incolore, e quando è puro, cioè in mancanza di ossigeno, uccide in pochi secondi.   Secondo la ricostruzione fatta dai pubblici ministeri di Cagliari Maria Chiara Manganiello ed Emanuele Secci, non c’era alcuno sbarramento o segnale di pericolo sulla cisterna o nelle sue vicinanze. E la stessa documentazione che autorizza gli interventi su un impianto mancava dell’indicazione della saturazione con azoto puro. La procura della Repubblica di Cagliari accusa la Saras, che è coinvolta nel processo anche come persona giuridica, di aver violato dieci volte in una sola cisterna la legge sulla sicurezza del lavoro.    L’accusa: omicidio    colposo plurimo

NELL’OTTOBRE scorso era stato chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo per cinque persone: il direttore generale della Saras, Dario Scaffardi,ildirettoredelleoperazioni industriali Antioco Mario Gregu, il direttore della raffineria Guido Grosso, il responsabile dell’area dove morirono gli operai, Antonello Atzori, e Francesco Ledda, presidente della Comesa, l’azienda per cui lavoravano i tre operai. La pubblica accusa ha dunquemessonelmirinoipiùalti dirigenti della Saras, ipotizzando che la morte dei tre lavoratori sia riconducibile alla stessa organizzazione dei lavori in appalto più che a errori commessi dai diretti responsabili nella circostanza.      Il giudice dell’udienza preliminare, Giorgio Altieri, ha preso ieri due decisioni significative. Accogliendolarichiestadelladifesa di un rinvio per poter valutare quanto emerso ieri nella prima udienza, ha fissato per il prossimo 10 marzo la decisione sul rito da scegliere. Appare scontato l’orientamento della difesa dei cinque indagati per la richiesta del rito abbreviato. Si tratta in sostanza di chiedere al giudice di emettere la sentenza senza passare per il dibattimento, solo sulla base delle carte processuali disponibili fino ad oggi. Il rito abbreviato si svolge davanti allo stesso Gup in camera di consiglio, cioè a porte chiuse.    La seconda decisione del giudice Altieri è stata di respingere la richiesta della Fiom-Cgil di costituirsi parte civile. Secondo l’agenzia Ansa, la motivazione addotta   dal gup nel corso dell’udienza di ieri (anch’essa naturalmente a porte chiuse) sarebbe che la Saras è una società petroliferaeperquestoilsindacatodei metalmeccanici non ha titolo per partecipare al processo.    “Una decisione sconcertante”, ha protestato il segretario della Cgil della Sardegna, Enzo Costa, ricordando che i tre operai morti erano dipendenti di una ditta metalmeccanica, impegnata dentro la raffineria in lavori di manutenzione in appalto, e che erano inquadrati con il contratto metalmeccanico. Anche la Cgil nazionale è scesa in campo con il segretarioconfederaleVincenzo Scudiere, che ha confermato il “pieno appoggio alla Fiom e alla Cgil della Sardegna” e ha stigmatizzato “una decisione che – dietro motivazioni tecniche – potrebbe avere una ricaduta politica”.

Quanto costa    il silenzio

LA DECISIONE apparentemente assurda del giudice dell’udienza preliminare (quando un metalmeccanico muore in un’azienda chimica deve costituirsi parte civile il sindacato dei chimici?) potrebbe anche spiegarsi con errori tecnico-giuridici contenuti nella richiesta dei legali della Fiom. La decisione del gup Altieri è inappellabile, anche se nella prossima udienza il sindacato potrebbe cercare di rientrare in gioco con una richiesta di costituzione come parte civile   della stessa Cgil.    Per i fratelli Gianmarco e Massimo Moratti, proprietari della Sa-ras, di cui sono rispettivamente presidente e amministratore delegato, si profila un esito a basso impatto mediatico della imbarazzante vicenda. La settimana scorsa, all’approssimarsi dell’udienzapreliminarefissataperdecidere sul rinvio a giudizio dei cinque indagati, i loro avvocati hanno provveduto a tacitare le famiglie delle tre vittime assegnando loro un risarcimento commisurato sui valori massimi previsti dalle tabelle del Tribunale di Cagliari.    Dando 300 mila euro ai parenti più stretti (la vedova e i figli di Muntoni e i genitori di Melis e Solinas), e 130 mila euro ai fratelli di dei due più giovani, hanno messo insieme un risarcimento vicino ai 5 milioni di euro complessivi, cifra irrisoria per l’azienda dei Moratti, ma uguale o superiore a qualsiasi pagamento che le famiglie dei tre operai uccisi avrebbero potuto ottenere dal   processo dopo anni di battaglia legale. Naturalmente l’accordo prevede la rinuncia delle famiglie a costituirsi come parti civili nel processo. Questo fa sì che il giudice si troverà a chiudere la partita con una valutazione delle carte processuali davanti ai pubblici ministeri Maria Chiara Manganiello ed Emanuele Secci, e agli avvocati difensori.

di Giorgio Meletti – IFQ

La raffineria della Saras a Sarroch nel giorno dell’incidente, 26 maggio 2009, e i fratelli Massimo e Gianmarco Moratti (FOTO ANSA)

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