Donazioni per Tommaso. Il comune aveva tagliato la corrente per costringere gli abusivi a lasciare il campo.

La sua vita è legata alla corrente elettrica che però il Comune gli ha negato. La sopravvivenza di Tommaso, 15 mesi, affetto da una rarissima malattia genetica, è stata a rischio per tre ore; tanto è durato il black-out attuato dall’amministrazione comunale per obbligare alcune famiglie sinti ad abbandonare il campo dove hanno diritto a stare solo alcuni, altri, gruppi familiari con le loro case mobili. Periferia di Brescia, a ridosso della tangenziale, spuntano le casette prefabbricate il cui progetto iniziale – della precedente giunta – doveva essere un villaggio simile a quello voluto a Venezia dal sindaco Cacciari. Ma la storia di Tommaso   è nata nel campo a pochi metri da quelle casette che l’amministrazione del sindaco onorevole Adriano Paroli ha trasformato, sulla carta, in ricovero per l’emergenza freddo. Ma ad oggi quei prefabbricati vengono utilizzati solo in parte e non da senza tetto o sinti, bensì da una cooperativa che si occupa di recupero di tossicodipendenti.    Ma torniamo a Tommaso che per sopravvivere ha bisogno della macchina per l’ossigeno e di un aspiratore per il catarro. Inoltre il suo battito cardiaco va costantemente misurato. Ma tutto questo per tre ore non è stato possibile. Solo un generatore, recuperato 45 minuti dopo l’interruzione dell’energia ha garantito   la copertura elettrica necessaria al bambino. Papà Samuel (30 anni) e mamma Fenni (20) non si sono persi d’animo. In pochi minuti hanno cercato di attaccare una stufetta a gas e poi hanno cominciato a telefonare in giro per   riuscire a recuperare l’apparecchio capace di generare la corrente sospesa. Mentre nel campo si scatenava l’inferno dell’incendio appiccato per protesta al black-out, da parte di alcune persone della comunità nella casa mobile si temeva per Tommaso.    “Lo sapevano che per nostro figlio può essere fatale rimanere senza corrente. Anzi – precisa il padre –, qualcuno aveva persino avvisato mio suocero che il Comune avrebbe provveduto a portarlo in un albergo mentre si sarebbero svolte le operazioni” racconta Samuel, nato e residente a Piacenza e che come tale, secondo quanto scritto in un accordo siglato da tutti i capifamiglia con il comune, non avrebbe diritto a stare in   quello spazio in cui abita un’ altra famiglia con un bimbo cardiopatico che, dopo la sospensione dell’energia, avrebbe denunciato il vice sindaco della Lega Fabio Rolfi.    Samuel e Fanni non deciso di non denunciare nessuno. “Quello che ci interessa è che Tommaso possa avere l’ assistenza che solo l’ ospedale di questa città può assicurargli. Anche se siamo residenti a Piacenza vorremmo vivere qua”.    Fabio Rolfi, interpellato dal Fatto Quotidiano, chiede di essere richiamato salvo poi non rispondere.    Difficile dunque capire perché, pur sapendo della situazione del bambino, sia stata possibile la sospensione di   energia elettrica.    Chi parla è Damiano Galletti, segretario provinciale della Camera del Lavoro, che pur ricordando quanto scritto nell’accordo (che prevede lo spostamento di alcuni gruppi di origine sinti in un’altra area dove abitano nuclei rom) non usa mezzi termini accusando il Comune di “inciviltà” per aver scelto l’interruzione dell’energia sperando di convincere le 15 persone (di cui sei adulti e nove bambini) a trasferirsi.    Intanto si è messa in moto anche la solidarietà. Da Milano, un uomo, avrebbe infatti contattato la Cgil e la famiglia impegnandosi in una sottoscrizione per sostenere le spese delle visite specialistiche di Tommaso.

di Elisabetta Reguitti -IFQ

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