Messina-Palermo: Quell’autostrada della morte 36 anni di lavori e incidenti

Messina-Palermo: colonnine Sos rotte e gallerie buie.

Centotrenta chilometri l’ora al crepuscolo e non piove. Lo scarto è improvviso, lo sterzo leggero, il pedale del freno bloccato se ne va per proprio conto: l’Abs cerca di non far perdere il contatto con l’asfalto sprofondato in un repentino avvallamento di una curva a sinistra, in controtendenza in discesa all’uscita di una delle tante gallerie al buio. L’auto è ingovernabile, malgrado i tanti sistemi elettronici allerta, si abbassa e si torce come un ballerino, punta il guardrail in una lunga danza adrenalinica, lo sfiora, lo struscia e lo sfida impunemente, alla fine si appoggia dolcemente. Siamo in un punto imprecisato dell’autostrada e ci sembra subito notte. Imprecisato, giacché le cartine, gli appunti, le penne, sono stati scagliati alla rinfusa nell’abitacolo, la macchina fotografica e il computer incastrati nelle guide del sedile passeggero.    È un incidente, l’incipit di un incidente per fortuna senza conseguenze   . Tiriamo un sospiro di sollievo e una boccata di sigaretta. Fermi in una piazzola di sosta poco lontano. Poi, un po’ per la strizza e un po’ per dovere di cronaca ci dirigiamo titubanti, ma con passo svelto, verso la colonnina dell’emergenza Sos che è piazzata proprio   lì.    Sembra una vecchia cabina Sip, rossa con la cupoletta, ha 2 altoparlanti e 2 pulsanti con accanto i simboli di una croce e di una chiave inglese e istruzioni in 4 lingue (italiano, inglese, francese e tedesco) dov’è scritto: “Premere l’apposito pulsante – attendere per la conversazione”. Ma non ci sarà nessun rumore, parola, suono. Un silenzio surreale. Poco più avanti un cartello indica una ventina di chilometri per S. Agata di Militello in direzione Messina.    È questa la Messina-Palermo, l’autostrada che 36 anni dopo   la posa della prima pietra, Silvio Berlusconi ha usato come trampolino di lancio per il governo del fare inaugurandola, anche se in un solo senso di marcia – si sarebbe potuto percorrerla, e per sei mesi ancora dal taglio del nastro, da Palermo verso Messina ma non viceversa – in un tripudio di bandiere, nani e ballerine. Era il 21 dicembre 2004.

SONO passati ancora 6 anni. Ma la Messina-Palermo, che finora è costata oltre 700 milioni di euro, ossia circa 4 milioni al chilometro, continua a essere l’eterna incompiuta, con lavori   già affidati, in fase di aggiudicazione, rinviati o da deliberare per circa cinquanta milioni di euro. Intanto si continua a morire.    Delle ultime vittime c’è ancora il sangue sull’asfalto, sangue giovane e innocente: due bambine di 4 e 5 anni più la madre e la zia, domenica 30 gennaio, e un uomo di 42 anni, venerdì 4 febbraio. Sette in tutto i morti dal primo gennaio di quest’anno. Oltre a non aver ben capito chi gestisce questo scarto di autostrada, visto che c’è un’aspra lotta a colpi di decreti e sentenze del Tar fra il ministero che parteggia per l’Anas e la Regione Siciliana per il Cas (Consorzio autostrade siciliane), abbiamo trovato collegamenti elettrici mancanti, colonnine Sos distrutte, guardrail divelti, buche e avvallamenti, infinite gallerie al buio e a doppio senso di circolazione.      Come la Galleria Tindari – ci sono gallerie per 57 chilometri, ossia quasi un terzo dell’autostrada – teatro dell’ultimo incidente frontale mortale, che è lunga più di 2 chilometri e da circa un anno e mezzo è percorribile solamente a doppio senso di circolazione in direzione Palermo perché il lato monte, direzione Messina, è chiuso per lavori. La galleria Cozzo Minneria invece ha innescato la tragica carambola che ha ucciso le due bambine con la madre e la zia,   nei pressi dello svincolo di Castelbuono in direzione Palermo, più volte segnalato come un tratto estremamente pericoloso soprattutto con la pioggia a causa della qualità dell’asfalto che non riesce a drenare l’acqua. Una galleria che già due mesi dopo l’inaugurazione in pompa magna di Berlusconi del 2004 venne chiusa proprio per le pessime condizioni del manto stradale con numerose crepe.

UNA GALLERIA citata nel-l’inchiesta avviata tre anni addietro dalla procura di Caltanissetta nei confronti della Calcestruzzi spa, accusata di aver usato cemento depotenziato in varie opere pubbliche allo scopo di creare fondi neri per pagare il pizzo alla mafia, e poi schizzata fino ai vertici della Italcementi, colosso europeo del mercato del calcestruzzo che controlla anche Calcestruzzi spa. Molte opere pubbliche a rischio su e giù per lo stivale con tratti della Tav e lotti di autostrade da Valdastico   nel vicentino, fino alla Messina-Palermo e alla galleria Cozzo Minneria, di cui si legge nell’inchiesta: “Operando un calcolo sugli esiti di tutte le prove di laboratorio, si ricavano valori di resistenza media superiore a quello richiesto, ma con un enorme scarto tra valori massimi e minimi; una variabilità assai sospetta, imputabile plausibilmente   a variazioni notevoli nella composizione    delle singole forniture di calcestruzzo”. Dulcis in fundo: “Non vi è stata opera sottoposta a valutazione dei periti che non abbia rilevato delle anomalie di pure diversa significatività”.

di Alessio Gervasi – IFQ

Una colonnina per il soccorso rotta sulla Messina-Palermo (FOTO ALESSIO GERVASI)

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