L’incognita Simone Cimino nella rinascita di Termini Imerese

Alla fine ce l’ha fatta. Simone Cimino è riuscito a mettere un piede dentro la riqualificazione di Termini Imerese del dopo Fiat. Con la firma di ieri dell’accordo per la riconversione dell’impianto che il Lingotto lascerà alla fine dell’anno apposta ieri da governo e autorità locali, il progetto “Sunny car in a sunny region” del finanziere siciliano è entrato ufficialmente nella partita. E insieme ai sei   gruppi selezionati dal governo potrà accedere ai 450 milioni di euro di investimenti pubblici.

PER CIMINO, che ha promesso un investimento di 183 milioni sui 650 complessivi di parte privata, si tratta di una preziosa opportunità che arriva dopo mesi difficili, sia in Sicilia che oltre lo stretto. Non più tardi di una settimana fa, infatti, Cimino sembrava destinato a perdere il controllo su Cape Live, il fondo quotato in Borsa che il finanziere aveva creato per raggruppare   gli investimenti nei suoi fondi. Tra novembre e i primi giorni di febbraio la società è stata oggetto di un lungo braccio di ferro senza esclusione di colpi sotto la cintola tra due compagini, una filo e l’altra anti-Cimino, che ne hanno conteso il timone. A far scoccare la scintilla era stata una serie di operazioni infelici della società emerse con l’ultimo bilancio. E fino all’ultimo minuto l’ago della bilancia sembrava pendere per la fazione anti-Cimino, ma poi lui l’ha spuntata con un epilogo inatteso (la Borsa non ha gradito e da allora il titolo ha perso il 15 per cento circa).

NON SCONTATO neanche il via libera governativo al progetto per l’auto elettrica, che inizialmente era l’unico focalizzato sull’auto tra quelli ventilati per la riconversione di Termini, salvo poi venire adombrato dal sopraggiungere   sulla scena dell’imprenditore piemontese Gian Mario Rossignolo interessato alla creazione di un polo per l’auto di lusso. Un’idea, quest’ultima, che fin da subito era piaciuta molto al governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che ne aveva definito il piano industriale come “uno dei più seri”, escludendo invece che il progetto di Cimino potesse essere “la soluzione giusta”. Un’affermazione che risale alla primavera scorsa, ma che aveva suscitato non poche perplessità, visto che il primo   socio di Cimino in Sicilia è proprio la Regione, che ha in mano il 49 per cento della Cape Regione Siciliana cui fa capo l’intero progetto “Sunny car in a sunny region”.

IL FONDO d’investimento per le piccole imprese locali di cui il finanziere a sua volta controlla il 51 per cento era stato battezzato a fine 2007 da Salvatore Cuffaro e non avrebbe dovuto investire in imprese pubbliche o in crisi finanziaria. Per lanciarlo Cimino aveva messo insieme un parterre de roi di investitori: tra i padrini, il Banco di Sicilia, all’epoca guidato da Salvatore Mancuso. Tra i sostenitori morali, secondo gli osservatori più maliziosi, il cugino di primo grado di Simone, Michele Cimino, l’ex vicepresidente della Regione Sicilia che oggi si trova accanto a Gianfranco Miccichè nel neonato partito del centrodestra siciliano Forza del Sud.      Dal lancio a oggi, gli investimenti di Cape Regione sono stati quattro: la Ice Cube Impianti, produttore a Termini Imerese di ghiaccio alimentare che ha chiuso in perdita sia il 2009 che il 2008; il gruppo alimentare Zappalà e la T-Link di Navigazione, che con due navi collega via mare Termini Imerese e Genova. Quest’ultima è una vera e proprio spina nel fianco, con le perdite che a luglio hanno superato il valore del capitale costringendo i soci a mettere mano al portafoglio in una situazione tuttora in bilico. Nulla che spaventi Cimino che nel 2010 annovera anche la sortita nell’affaire   Tirrenia e l’ingresso in Akralux, srl agrigentina dedita al fotovoltaico le cui quote sono in parte in pegno a Unicredit. E proprio il sole ci riporta a Termini, dove, nell’ipotesi in cui i fondi pubblici venissero spalmati equamente su tutti i progetti, a Cimino toccherebbero circa 67 milioni. Ma dal momento che il suo è uno dei progetti più consistenti (dopo quello Rossignolo che investirà 380 milioni e di Ciccolella che ne metterà 200), è legittimo pensare che la cifra possa essere anche superiore. Senza contare che, con ogni probabilità, Cimino potrà anche fare affidamento sui fondi europei per lo sviluppo delle aree depresse e i progetti innovativi in campo ambientale.

UN BEL COLPO per l’imprenditore che ha alle spalle un passato in Montedison (dal 1985 al 1991) prima di fondare Advance e diventare partner di LBO Italia. Sarà stato proprio nella chimica di Montedison che il giovane finanziere ha maturato l’attuale spirito ecologista? O forse è in LBO che ha sviluppato il fiuto per gli affari capace di condurlo fino al nuovo business della green economy? Sia come sia, lui, dal canto suo, auspica che la Regione conceda agevolazioni agli enti territoriali o alle società di noleggio in modo tale da avere già mercato per la sua vettura. Zero rischi d’impresa, insomma. Anche perché l’auto di Cimino in realtà non necessita fondi per la progettazione: è stata già sviluppata dai partner indiani di Rev.

di Giovanna Lantini – IFQ

Il finanziere siculo-milanese Simone Cimino visto da Emanuele Fucecchi

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