Il palazzo da un miliardo di dollari. Putin fa impallidire l’amico B.

Residenza sul Mar Nero: “Pagata con ruberie e corruzione”.

Un palazzo principesco sul Mar Nero, degno di uno zar russo: così appare la “Casa di riposo Tuapse”, antico pansionat (i luoghi di villeggiatura per lavoratori nell’epoca sovietica) nella cittadina turistica di Ghelendzhik, campagna di Praskoveevka, regione di Krasnodar. Un anfiteatro all’aperto, un cinema indoor, un eliporto. E anche una piscina, una grande palestra e persino una torre dell’orologio. Le sale, in perfetto stile italiano neoclassico. Di chi è tanta lussuosa residenza che farebbe impallidire (almeno nello stile) le Ville Certose di Berlusconi, quelle col vulcano di cartapesta e il mausoleo con i loculi destinati agli amici più stretti del Cavaliere? Dello zar moderno, Vladimir Putin, giurano in molti. O, almeno, nella sua disponibilità.

UN INVESTIMENTO costato un sacco di soldi che ha fatto saltare sulla sedia chi, come i “soliti detrattori” ha ricordato come lo Stato russo abbia difficoltà a far quadrare i conti persino con la distribuzione di medicinali per la popolazione. Perché la supervilla   è stata ristrutturata con soldi pubblici. Molti. Tanto che si ipotizza che il valor attuale della villa si aggiri intorno al miliardo di dollari. A parlarne per primo era stato, qualche settimana fa, il Washington Post che aveva pubblicato le foto rubate dal sito  ruleaks.net  . Risultato: il sito oscurato con corredo di smentite indignate del Cremlino. Ad alzare la voce, in particolare, era stato Vladimir Kozhin, tesoriere dell’amministrazione russa, pronto a giurare che nessun contratto per quei lavori di restauro era mai stato firmato, tanto meno da lui. Ieri, invece, la testata d’opposizione Novaja Gazeta ha pubblicato un documento riservato sul finanziamento   che porta la firma proprio di Kozhin. La carta risale al 2008 in cui si sottoscrive l’accordo definitivo con la compagnia “Lirus” della holding “Rosinvest”, presieduta dal magnate russo Nikolaj Shamalov, amico personale del premier in cui appaiono i nomi delle compagnie “Indokopas” e tra i costruttori, la “Vojskovaja Chast’ 1473” del Servizio federa-le della sicurezza.

MA C’È ANCHE un’altra compagnia, “Rirus”, dapprima proprietaria di “Indokopas” poi assorbita dalla stessa. Un sistema di scatole cinesi e interessi incrociati che comprende, oltre agli immancabili oligarchi amici come Timchenko e Koval’chuk e l’onnipresente Gazprombank, cassaforte del colosso energetico, anche il settore “tengo famiglia” vista   la partecipazione in questo grandegiocodelladitta“Aktsent” del figlio della cugina di Putin. Nel documento pubblicato dalla Novaja Gazeta è visibile in maniera chiara la firma e il timbro di Vladimir Kozhin, il direttore degli affari del presidente che tanto si era affannato a negare. “Da oggi per me il dirigente Kozhin ha perduto qualunque credibilità – non la manda a dire l’autore dello scoop, Roman Anin – aveva avuto il coraggio di dire pubblicamente che quelle notizie erano false e non meritavano credibilità. Io gli rispondo che è lui a non meritare la credibilità di un intero popolo”. Linguaggio inusuale da parte della stampa che quasi nessuno osa pronunciare.    Cosa accadrà ora, in particolare dopo che un ex businessman della corte di Putin, Sergej Kolesnikov   , ora “redento”, ha inviato una lettera di chiarimento dei fatti addirittura al presidente Dmitrij Medvedev, accusando l’uso di denaro “proveniente da una combinazione di corruzione e ladrocinio”? Per ora, silenzio. La richiesta, fatta pervenire al capo del Cremlino a ridosso delle feste di Capodanno, non ha avuto risposta. Indelicato chiederglielo oggi quando incontrerà Berlusconi a Roma per l’inaugurazione dell’anno per gli scambi culturali italo-russi. E intanto, il gossip sulla lussuosa villa che fu casa di riposo per lavoratori, impazza. Niente bunga bunga, però. L’alcova sul Mar Nero sarebbe soltanto il nido d’amore di “Vova” e “Alina”, di Putin e della sua amata Kabaeva, ballerina diventata, nel frattempo, deputata alla Duma come una Nicole Minetti qualsiasi.

di Gian Carlo Castelli – IFQ

Le foto del palazzo in stile neo-classico pubblicate dal giornale britannico Daily Telegraph

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