Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsolina De Cristofaro “sorteggiate” per il processo al premier. Ecco chi sono

Dopo le toghe rosse quelle rosa. Le donne ormai per il Cavaliere rischiano di diventare un incubo. Non bastavano le centinaia di migliaia di manifestanti che domenica sono scese in piazza. Adesso ci si mettono anche le sei donne che sono state chiamate a giudicarlo nei due processi chiave dei prossimi mesi: i casi Ruby e Mills. Se poi si aggiunge Ilda Boccassini, cioè uno dei tre pm che conducono le indagini… bé, fanno sette donne che il Premier si troverà di fronte nel suo cammino giudiziario.    Dopo la decisione presa ieri dal gip – Cristina Di Censo, un’altra donna – adesso la parola è passata alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano. E qui è entrato in gioco il sistema elettronico che decide la composizione dei collegi. Insomma, i nomi dei magistrati sono affidati al caso, che, però, stavolta ci ha messo un pizzico di ironia: il cervellone del Tribunale si chiama Giada, un altro nome femminile.

È STATA PROPRIO GIADA    a mettere insieme il collegio che giudicherà Berlusconi il 6 aprile. Non è la prima volta che Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsolina De Cristofaro incrociano le loro storie: quasi coetanee – tra i 43 e i 48 anni – sono entrate in magistratura nel concorso del 1991, alla vigilia di Mani Pulite.    “Molto motivate”, le definiscono i colleghi. Non c’è dubbio: passando la sera sotto il grande parallelepipedo scuro del Palazzo   di Giustizia di Milano capita spesso di vedere le finestre dei loro uffici ancora accese.    Carriere simili, stesso slancio. Ma diverso carattere. Giulia Turri, 48 anni, presidente del collegio, viene unanimemente definita un “tipo tosto”. Insomma, alla schiera di avvocati del Cavaliere, da Niccolò Ghedini a Piero Longo, non converrà adottare una tattica aggressiva altrimenti troveranno   pane per i loro denti. Un altro punto a svantaggio di Berlusconi? Non necessariamente. Turri è magistrato di polso, sa tenere in mano le redini del processo, senza lasciarsi mettere sotto né dagli avvocatoni dai nomi altisonanti, né dai pubblici ministeri.    Turri del resto è una che ha già avuto a che fare con imputati noti: è lei che nel marzo del 2007 firmò l’ordinanza di arresto di Fabrizio   Corona per i presunti fotoricatti ai vip. È sempre lei che nel novembre del 2008 ha rinviato a giudizio l’ex consulente Fininvest e deputato del Pdl Massimo Maria Berruti.    Carmen D’Elia, milanese di 44 anni, è una “vecchia conoscenza” del Cavaliere: aveva già fatto parte nel 2002 del collegio di giudici (presieduto da Luisa Ponti, altra donna!) che doveva occuparsi   della vicenda Sme. Tra gli imputati, appunto, Berlusconi. D’Elia, assieme agli altri due componenti del collegio, il 22 novembre 2003 pronunciò la sentenza di condanna in primo grado a 5 anni per Cesare Previti e quella per gli altri imputati, tra cui Renato Squillante e Attilio Pacifico. La posizione del co-imputato Berlusconi   venne invece “stralciata” e il processo a suo carico venne affidato a un altro collegio. Carmen D’Elia e gli altri due magistrati si astennero dal giudicare per “incompatibilità”, avendo già emesso sentenza nei confronti degli altri imputati. Insomma, sarà difficile per Berlusconi sostenere che D’Elia ha un atteggiamento pregiudizialmente ostile nei suoi confronti, visto che alla fine il Cavaliere   , nel 2008, venne assolto per il caso Sme.    Ma D’Elia è stata anche giudice a latere nel processo contro Pier Paolo Brega Massone, l’ex primario della clinica Santa Rita condannato in primo grado a 15 anni e mezzo.      Accanto a lei già allora Orsola De Cristofaro, giudice ancora giovane, ma con esperienza sia come pm che come gip. Schiva, ma gentile, con imputati, avvocati e cronisti che la conoscono per la cortesia con cui li accoglie, senza “purtroppo” mai rivelare una notizia. Tre donne, quattro con Ilda la rossa. Non è finita qui. L’11   marzo comincia l’altro processo spauracchio di Berlusconi: il caso Mills. Ed ecco di nuovo un collegio rosa: Francesca Vitale, Antonella Lai e Caterina Interlandi.

SETTE donne. E qualcuno ricorderà anche il ruolo di Anna Maria Fiorillo, il pm del Tribunale dei Minori di Milano, che la famosa notte in Questura a Milano non se ne stette quando le dissero che Ruby Rubacuori era nipote di Mubarak e poteva essere affidata a Nicole Minetti.    Gaetano Pecorella, storico difensore di Berlusconi, già delinea la tattica difensiva: “Un collegio di tre donne in un reato che riguarda un’ipotetica minorenne, e che riguarda atti che sono stati ritenuti violare la dignità delle donne è il peggio che si poteva pensare”.      Dopo il Tribunale di Milano che è un covo di sovversivi, dopo le persecuzioni delle toghe rosse, adesso arriva l’altolà alle toghe rosa. In fondo potrebbe essere una tecnica vincente: su oltre novemila magistrati in Italia ormai oltre quattromila sono donne. Per trovare un magistrato che possa giudicare il premier è in difficoltà anche il cervellone Giada.

di Ferruccio Sansa – IFQ

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