“Dopo terremoto, processate Verdini”

Rinvio a giudizio per tentato abuso d’ufficio: è questa la richiesta della procura di L’Aquila per il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l’ex patron della Btp Riccardo Fusi. L’inchiesta sui Grandi Eventi, nata nella procura di Firenze e seguita dal Ros dei carabinieri, s’avvicina sempre più alla fase processuale. Dopo la chiusura delle indagini dei pm di Perugia, ora riprendono il passo i pm aquilani, che hanno indagato sulla ricostruzione post terremoto e sugli appalti del “Consorzio Federico II”. Furono proprio le intercettazioni disposte a Firenze – dove Verdini e Fusi sono indagati per corruzione per l’appalto “scuola dei marescialli” – che svelarono   uno dei momenti chiave dell’inchiesta aquilana sul post terremoto: il maggio 2009. Quel giorno il sottosegretario Gianni Letta, stando agli atti, incontrò Fusi che, come l’indagine fiorentina ha dimostrato, era in strettissimi rapporti con Verdini. Poco tempo dopo, il “Consorzio Federico II” s’aggiudicò l’appalto per la realizzazione di due scuole, il restauro di una caserma e alcuni interventi nel palazzo della Cassa di Risparmio della Provincia di l’Aquila. Lavori per circa 21 milioni di euro.

IL PUNTO è che il consorzio era stato costituito soltanto in quei giorni di maggio e, nel suo consiglio direttivo, erano presenti molte persone contattate da Fusi a ridosso   dell’appuntamento con Letta. Dagli atti emerge che il 12 maggio Fusi incontrò Letta a Palazzo Chigi: “… sono qui a Palazzo Chigi… sono da Letta qui…”, disse al telefono parlando con una sua amica. E poche ore più tardi, dall’informativa del Ros, si scopre che informava altre persone   “dell’esito più che positivo degli incontri”, lasciando intendere che “l’intervento dell’onorevole Verdini” era “stato determinante”. Gianni Letta non è mai stato sfiorato dall’inchiesta. L’interessamento di Letta, secondo la versione di Verdini, era legato soltanto alla sua origine aquilana: il sottosegretario era quindi intenzionato a conoscere il più possibile sulla ricostruzione e sui soggetti interessati. Per il terzo indagato, il costruttore aquilano Ettore Barattelli, il procuratore Alfredo Rossini ha invece chiesto l’archiviazione. Fu lo stesso Barattelli ad ammettere, in un interrogatorio davanti ai pm aquilani, di aver chiesto di lavorare con la Btp di Fusi perché sapeva dei loro “appoggi politici”. E il principale appoggio politico di Fusi è proprio Verdini, che avrebbe potuto agire per interesse personale, visto il costante rapporto d’affari tra i due: fu proprio Verdini, con il suo Credito Cooperativo Fiorentino – come dimostrano l’inchiesta fiorentina, le informative del Ros e l’indagine della Banca d’Italia – a prestare decine di milioni di euro alla società di Fusi. La decisione di chiedere il rinvio a giudizio è arrivata dopo una riunione tra Rossini e la pm antimafia Olga Capasso. Gli atti dell’accusa saranno consegnati al gup di l’Aquila questa mattina.

di Antonio Massari – IFQ

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