Tutte le vittime del metodo scatti e ricatti

Una “persona sgradita” al governo è finita nel mirino di Signorini. Che tace.

“Alfonso Signorini sta zitto. Eppure ci si attendeva una sua reazione dopo le dichiarazioni sul Fatto di Ezio Mauro, direttore di Repubblica. Ma non è arrivata. Il direttore di Chi e Tv Sorrisi e canzoni, forse era troppo impegnato a farsi dettare la linea dal presidente del Consiglio, incontrato a Palazzo Grazioli assieme agli altri direttori berlusconiani doc: Alessandro Sallusti (Il Giornale), Giuliano Ferrara (Il Foglio), Giovanni Toti (Studio aperto) Claudio Brachino ( Video news, Canale 5). Tutti pronti a organizzare campagne contro chi osa schierarsi contro il Capo. O peggio ancora si permette di indagare sul Capo. D’altronde il caso Boffo ha fatto scuola. Il direttore dell’Avvenire si è dovuto dimettere per un campagna del Giornale lanciata anche con la patacca dell’informativa sul giornalista “attenzionato come omosessuale” dalla polizia. E il 27 gennaio scorso viene sbattuta in   prima pagina Ilda Boccassini colpevole di aver baciato nel-l’82, in procura, il suo fidanzato ufficiale, “militante di Lotta continua”.

IERI ABBIAMO provato a cercare Signorini, ma non ha risposto al nostro messaggio lasciato sul suo cellulare. Volevamo una risposta a Mauro. Il direttore nell’intervista a Luca Telese ha detto che una persona, di cui non ha voluto fare il nome, “sgradita al governo” (non un giornalista ha poi precisato Mauro ieri sera) “è stato chiamato dal direttore di uno dei giornali di presunto gossip, la cui principale attività è santificare la famiglia reale…”, per dirgli “ci sono delle fotografie imbarazzanti che ti riguardano, se te le vuoi ricomprare, questo è il numero del fotografo”.      Il direttore di Repubblica non fa il nome di Signorini, ma lo fa capire molto bene.    “Quel diavolo di Signorini”, come lo chiama B, sa bene che con una foto si possono fare tante cose. Pubblicare. Non pubblicare. Non comprare, ma farne delle copie. Comprare e pubblicare solo in parte. Comprare e tenere nei cassetti.    È Signorini, per esempio, che che crea il finto fidanzato a Noemi Letizia. E in pieno scandalo bunga bunga è lui che realizza l’intervista su Canale 5 per santificare Ruby e far passare Berlusconi come suo benefattore. Il direttore di Chi ha molti riguardi anche per fedelissimi   del Cavaliere. A fine 2009 acquista alcune immagini in cui il ministro Alfano è ritratto su una spiaggia mentre si sta facendo fare la manicure. Nulla di compromettente, sia ben chiaro. Ma le foto mettono in imbarazzo il Guardasigilli. Così Signorini compra e mette tutto in un cassetto.    Come aveva fatto un settimanale   Rizzoli nel 2007, per 100 mila euro. Le foto in quel caso riguardavano Silvio Sircana, l’ex portavoce di Romano Prodi, immortalato mentre parlava con una transessuale. Ma poi la cosa salta fuori durante la prima inchiesta di Potenza su Valletto-poli. Signorini, che aveva avuto in visione il servizio (rifiutato) in redazione appare al settimo   cielo. Poco dopo la foto di Sircana con la trans compare in prima pagina sul Giornale. Chi l’ha data al quotidiano di via Negri? L’allora direttore Maurizio Belpietro assicura di averla trovata nei fascicoli processuali. Sarà. Anche se appare certo che Berlusconi dell’esistenza di quell’immagine politicamente imbarazzante sia subito stato informato   . Così come è stato informato del video dell’ex governatore del Lazio, Piero Mar-razzo. È ottobre 2009, sulla scrivania di Signorini approdano le immagini dell’esponente del Pd con tanto di trans e cocaina. Signorini, lo racconta lui stesso, avverte immediatamente Marina Berlusconi. Le immagini arrivano pure a Palazzo Grazioli dove il premier le guarda, prima di avvertire l’allora presidente della Regione Lazio della possibilità di ritirarle contattando l’agenzia Photomasi.

C’È POI IL SIGNORINI bravo a ottenere “crediti”. Come con Lapo Elkann. E grazie alla mediazione del direttore ritira dal mercato per 300.000 euro un servizio in cui è ritratto con un transessuale in un parco parigino. Elkann, però, paga il debito di riconoscenza: finisce sulla copertina di Chi abbracciato alla fidanzata. Cinque pagine di scatti che sembrano effettuati di nascosto, ma che in realtà sono concordati. Si chiamano “finto rubate”.    Al settimanale Chi lavora Gabriele Parpiglia. È lui nell’ottobre 2009 a mettersi alla caccia   di scheletri nella vita di Raimondo Mesiano, il magistrato di Milano      che ha condannato la Fininvest a risarcire la Cir di    Carlo De Benedetti con 750 milioni di euro. Non ci è riuscito. Poco dopo la trasmissione di Claudio Brachino, Mattino 5 trasmette un servizio definito dalla Federazione della stampa un “pestaggio mediatico”. Si vede Mesiano che fuma davanti al negozio di un barbiere, fuori campo la giornalista (precaria con contratto in scadenza) commenta: il giudice è nervoso, “va avanti e indietro, avanti e indietro”. Poi, cambio di scena, Me-siano è seduto su una panchina di un parco. Si vedono i suoi calzini turchesi, derisi dalla giornalista.    A Milano, il pm Frank Di Maio nella sua inchiesta, ancora aperta, sui foto ricatti ha ascoltato diversi testimoni. Fra loro il direttore di Sky tg24, Emilio Carelli e l’ex direttore del Corriere della Sera e attuale direttore di Rcs libri, Paolo Mieli. Al centro della nuova Vallettopoli non ci sono solo ritiri ed estorsioni.   C’è il gossip (finto) come mezzo di controllo della vita del paese. Se hai in mano delle foto importanti puoi controllare tutto quello che vuoi. O comunque puoi provarci.

di Antonella Mascali – IFQ

A sinistra Alfonso Signorini, direttore di “Chi”.

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