L’ideologia dominante del tempo in cui viviamo non è socialista o liberista, ma consumista, vale a dire un’abbondanza che ricopre e nasconde tutto , per il comodo dei ricchi e la rassegnazione dei poveri. In che consiste? Nel non dar tregua ai viventi, nel riempire ogni spazio ancora lasciato al pensiero critico. Come una nevicata di marzo con fiocchi larghi e pesanti che rende il monto tutto uguale.

Ogni giorno, su tutti i media dell’universo, fotografie e biografie, opere e nome di uno scrittore sconosciuto che ha venduto un milione di copie del suo ultimo libro negli Stati Uniti e in altri mercati non controllabili, e che sia vero non importa, basta che la gente lo creda. E tutti si sentano come un Jack London che scrive il suo capolavoro in una notte al lume di candela, destinato all’immortalità.

La fortuna è per tutti a ogni angolo di strada. C’è il regista che sta girando il film della sua vita e dall’archivio è già salita in redazione la sua biografia, nota a tutti , scritta si direbbe da sempre, e lui è vezzeggiato da tutti i giornali. Per quanto tempo? Uno o due giorni di copertine e di interviste, e poi via nell’abbondanza che ricopre  ogni cosa come una nevita di marzo. Il sociologo De Rita ha detto una verità che spiega tutto o quasi del nostro tempo: viviamo nell’abbondanza, i consumi sono in crisi perché non ci manca nulla, i poveri davvero poveri, quelli che non hanno i soldi per acquistare ai saldi, sono una minoranza, una grande minoranza, ma che non ha più diritto di apparire, di contare nella società.

Il consumismo ossessivo è la forma attuale della conservazione sociale del denaro e dei privilegi. Nell’era dell’abbondanza alla gente non basta il necessario, vuole o sogna l’eccezionale, il lussuoso, lo strano. Guardate le riviste di moda. Nei tempi della modestia pubblicavano i modelli per la gente povera, i cappellini, le camicette disegnate da modiste di provincia, da copiare con la macchina da cucire comprata a rate. Adesso, nel tempo del consumismo divorante, ci sono le sfilate dei sarti famosi con i modelli non solo per i ricchi, ma per i ricchissimi, da sogno per la stessa moda, pellicce e ornamenti da nababbi che pochi naturalmente compreranno o indosseranno, ma che molti ormai desiderano. E non si desiderano solo gli abiti, anche i modelli e le modelle: efebi e dee che vivono  solo nelle fantasie che la gente ha della ricchezza.

Ma non scherziamo sul consumismo ossessivo: è oggi la forma più sicura di investimento. I bisogni normali sono limitati al mangiare, dormire, avere un tetto. Ma i bisogni immaginari sono infiniti, e cadono su di noi come una nevicata di marzo con i fiocchi larghi che coprono tutto.

di Giorgio Bocca – Il Venerdì

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