“Mafia tentata da un nuovo piano stragista”.

L’allarme di Antonio Ingroia alla vigilia della “Terza Repubblica”

“Siamo in una delicatissima fase istituzionale, alla vigilia probabilmente del passaggio istituzionale dalla Seconda alla Terza Repubblica e Matteo Messina Denaro potrebbe essere tentato da un nuovo progetto stragista”. L’allarme, forte e accorato, lo lancia il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, intervistato ieri nel programma Sottotiro di Radio 24, poco prima di partire per gli Stati Uniti dove sta coordinando un’inchiesta antimafia tra le due sponde dell’oceano.    “Non voglio fare la cassandra – sostiene a Radio 24 – ma siamo in una fase molto delicata, di difficoltà politico-istituzionale, alla vigilia di quella che può essere una Terza Repubblica ed è questo il momento in cui in genere il potere mafioso cerca di fare sentire la sua voce e incidere in qualche modo”. E come potenziale protagonista di questa nuova stagione di conflittualità contro lo Stato, Ingroia cita l’ultimo latitante stragista, il trapanese Matteo Messina Denaro, già condannato per le stragi del ‘93 a Firenze, Milano e Roma. Per il procuratore aggiunto di Palermo questa fase della grave crisi etico-morale   e politico-istituzionale “ha delle strane assonanze con la crisi politico-istituzionale ed etico-morale del ‘92”.

La preoccupazione    dei familiari

LE PAROLE del magistrato tra i più esposti nella lotta contro la mafia per la sua inchiesta sulla trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato provocano reazioni nel mondo politico. Confusa quella di Fabrizio Cicchitto, che prima accusa Ingroia di “parlare a vanvera”, con “previsioni a tempo perso come se stesse al bar’’, e poi, nella stessa dichiarazione, sostiene che siccome Ingroia è un magistrato inquirente di grande rilievo le sue parole “sono meritevoli di approfondimento e di chiarimenti’’.    Condivide le preoccupazioni del pm di Palermo Giovanna   Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione dei familiari dellevittimediviadeiGeorgofili. “Che il momento sia difficile sotto tutti i punti di vista, non è solo sotto gli occhi della magistratura, ma di chiunque abbia un po’ di sale in zucca – dice la Chelli – ne siamo convinti soprattutto noi che non riusciamo a smettere di piangere i morti provocati dalla faciloneria di decisioni prese nel maggio del 1993 verso una mafia che si permetteva dif are richieste”.    Non è la prima volta che Ingroia, che fu allievo di Paolo Borsellino, esprime una forte preoccupazione per l’evoluzione degli eventi nel paese, sottolineando il rischio di condizionamento che la mafia, ancora oggi, a vent’anni dalle stragi, puo’ esercitare sulla stabilità del quadro istituzionale in chiave eversiva. Sabato 29 gennaio scorso, a Palermo, nell’ex cinema Edison subito dopo la proiezione del documentario “Una strage di Stato” il procuratore aggiunto aveva lanciato un appello ai giornalisti e ai cittadini invitandoli alla massima vigilanza in un momento in cui “qualcuno vuole impedire ai magistrati di aprire la porta della verità sulle stragi e su quella stagione stragista”.    Un chiaro riferimento alle potenziali attività depistanti di apparati deviati dello Stato impegnati, ancora oggi, ad ostacolare il percorso verso la verità   giudiziaria. Nell’intervista a Radio 24 Ingroia è partito da lontano, ricostruendo il filo nero che lega i passaggi politici più significativi della storia repubblicana allo stragismo.

Un pericolo    ancora attuale

DALL’ALBA della Repubblica segnata dalla strage di Portella della Ginestra, al traghettamento dalla Prima alla Seconda Repubblica, che coincide con le stragi di Capaci, di via D’Amelio e della primavera-estate del ‘93. “Non è un caso – è la tesi del magistrato – che l’Italia sia il Paese di democrazia occidentale a più elevato tasso di stragismo contrassegnato dalla presenza di poterioccultichehaattraversato l’intera storia del nostro Paese, ne ha condizionato e indirizzato il corso…”.    Unpericoloancoraattuale:secondo Ingroia la trattativa tra Stato e mafia “allunga la sua ombra anche oggi”, quella di un “blocco di potere che vuole che le cose restino così come sono”. L’unico antidoto,   dunque, per ristabilire il principio di uguaglianza e di libertà, e riconquistare una democrazia compiuta, liberando il Paese dal condizionamento dei poteri criminali è “la conquista della verità”. E per Ingroia   quella che si prospetta è una “verità pesante, ingombrante, imbarazzante, quasi indicibile”, ma “dobbiamo assumerci, da cittadini, sulle nostre spalle di cercarla questa verità”.

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza – IFQ

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Sotto, l’ex assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi (FOTO ANSA)

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