Pirlamento

Pur avendone viste e fatte tante, mai il Parlamento italiano si era umiliato come ieri votando un testo talmente comico che nessuno oserebbe mai ripeterlo a voce alta senza scoppiare a ridere. Com’è noto, la Camera doveva approvare la proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere di restituire alla Procura di Milano la richiesta di consentire la perquisizione degli uffici del rag. Giuseppe Spinelli, contabile di B. e amministratore di varie società Fininvest: sulla sua porta campeggia la scritta: “Segreteria on. Silvio Berlusconi”. Dunque Spinelli beneficia di una sorta di “immunità contagiosa” che gli deriva dallo sfiorare ogni tanto la sacra persona di B., non a caso ribattezzato “lo Spirito Santo” dall’amica mignotta Michelle al telefono con la Minetti. Invece di dire sì o no alla Procura,il Pdl ha rispedito gli atti su Spinelli al mittente perchè il reato contestato a B. sarebbe di competenza del Tribunale dei ministri e non di quello ordinario. Cioè: la Procura chiede “che ora è?” e la Camera risponde “piove”. Le motivazioni le ha illustrate in giunta il 27 gennaio l’on. Maurizio Paniz, uomo dal proverbiale autocontrollo visto che è riuscito a pronunciare queste parole senza cadere in preda alla ridarola: “Nel contattare la Questura di Milano, il Presidente del Consiglio ha voluto tutelare il prestigio internazionale dell’Italia, giacché presso la medesima questura era detenuta, a quanto poteva legittimamente risultargli, la nipote di un Capo di Stato estero. È del tutto evidente che il Presidente del Consiglio si è preoccupato di tutelare le relazioni internazionali del   nostro Paese. Non gli si può negare credito per aver creduto alle affermazioni della giovane… È quindi evidente che il reato dovrebbe essere conosciuto dal Collegio per i ministri… Per questi motivi è pregiudiziale il profilo della competenza funzionale… con restituzione degli atti per incompetenza dell’autorità procedente”. Traduzione: B. agì nelle funzioni di premier per scongiurare la crisi internazionale con l’Egitto che sarebbe seguita all’arresto della nipote di Mubarak. Cioè “Ruby”, prostituta minorenne nata in Marocco, fermata per furto senza documenti né fissa dimora. Queste baggianate il buontempone ha ripetuto ieri in aula, con esercizi maxillofacciali davvero rimarchevoli, visto che non gli è sfuggita nemmeno una risata. Nella fretta, Paniz non ha spiegato perchè, alla notizia che la nipote di Mubarak era agli arresti, B. non chiamò Frattini (che non sembra, ma è il ministro degli Esteri) né l’ambasciata al Cairo per avvertire Mubarak dello scampato pericolo per la nipotina e/o per capire come sia mai potuto accadere che il presidente egiziano abbia una nipote marocchina. Paniz trascura pure un altro mistero: perchè B., strappata la nipote di Mubarak dalle grinfie della Polizia,non raccomandò alla Minetti di tenerla con sé, anzi non le disse nemmeno di quell’altolocata parentela, tant’è che la Nicole appena uscì dalla Questura la scaricò sul marciapiede, lasciando che tornasse ad abitare con la collega Michelle e a esercitare il mestiere più antico del mondo, mettendo di nuovo in pericolo i rapporti fra il Cairo e Milano2? Ma   soprattutto Paniz non spiega dov’è scritto che, tra le funzioni del premier, rientrino i rapporti internazionali, che spettano al ministro degli Esteri (l’art. 95 della Costituzione e la legge 400/1988, che regolano le funzioni del capo del governo, non vi fanno alcun cenno). Eppure i delirii di Paniz hanno avuto la maggioranza: si son trovati 315 deputati disposti a dichiarare che B. telefonò in questura per scongiurare una crisi con l’Egitto. Chissà le risate ieri sera, quando sono rientrati a casa e han raccontato la loro ultima impresa a mogli e figli. Che s’ha da fare per campare. Anzi, per fargliela scampare. Mubarak comunque è in una botte di ferro. Casomai i rivoltosi lo arrestassero, B. chiamerà la questura del Cairo: “È lo zio di Ruby, liberatelo”.

di Marco Travaglio – IFQ

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