Lasciamolo lavorare l’arzillo festaiolo: si autodissolverà

Stavolta lasciamolo lavorare. C’è soltanto un uomo in grado di distruggere il berlusconismo, Silvio Berlusconi. E bisogna ammettere che si sta impegnando al massimo. Spero che non lo fermi nessuno, nemmeno i giudici. Già una volta sono stati i magistrati a mandare a casa una classe dirigente corrotta, incapace, impunita, circondata da una corte di nani e ballerine. Con quale risultato? Gli italiani si sono scelti una classe dirigente corrotta, incapace e impunita al cubo. Stavolta, invece, ghe pensi lù.

Berlusconi non comparirà mai davanti ai magistrati di Milano e non risponderà mai all’opinione pubblica italiana e internazionale per uno scandalo che avrebbe stroncato qualsiasi carriera politica in un Paese democratico. Ha troppi soldi, potere, avvocati, televisioni. Ma in compenso l’arzillo festaiolo di Arcore può mettere in guai seri la propria corte, che non gode della stessa immunità tombale. Anzi, vi è riuscito. A cominciare dalla cerchia dei fedelissimi, si fa per dire, Fede, Mora, Minetti. Figure simboliche della corte dei miracoli berlusconiana e modello per altre centinaia di imitatori, giornalisti servi, impresari trafficoni e bellezze da lista elettorale. Nella sintesi di Veronica Lario, “il ciarpame” che circonda il drago, pullulante di emiliofede, lelemora e nicoleminetti. Perché lo scudo del capo è di ferro, ma quelli degli altri sono di latta. Non è riuscito a salvare i sodali Previti e Dell’Utri, figurarsi gli altri, Bertolaso e i Verdini.

Soltanto Berlusconi poteva mandare allo sbaraglio televisivo il proprio collegio di avvocati, quelli di ruolo e gli associati di fatto, dalla Santanchè a Gasparri, da Belpietro a Sallusti, a sotenener tesi difensive grottesche, rimediando figure penose perfino agli occhi del più fanatico degli elettori di centrodestra. Non per caso i più astuti, da Tremonti a Feltri, si sono esentati dalla missione suicida.

Soltanto Berlusconi poteva chiarire all’Italia e al resto del mondo che il berlusconismo è un grande bunga bunga, dove il capo distribuisce inviti a pagamento in cambio di prestazioni di natura varia, in un contesto di “estrema eleganza”, per citare la sua battuta più esilarante, forse l’unica. Un po’ di pazienza e finirà per sputtanare anche la Lega, che seguita a tenergli  bordone sbandierando la bufala del federalismo. Lasciamolo lavorare ancora qualche mese, che il cupio dissolvi del capo si compia. Poi si andrà al voto. Ma senza inciuci, per carità. Berlusconi ha 75 anni, è politicamente finito agli occhi del mondo, quindi, prima o poi, anche degli italiani. IL berlusconismo invece rischiamo di ritrovarcelo fra i piedi altri vent’anni, magari sdoganato e ripulito dagli strateghi dell’opposizione. Lasciateci la speranza che per una volta questo Paese possa e voglia davvero voltare pagina.

di Curzio Maltese – Il Venerdì

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