Parte Napolitano e parte nopeo

Massima e affettuosa solidarietà al direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, al quale è toccata in sorte una telefonata col suo quasi omonimo Giorgio Napolitano. Ma soprattutto massima e affettuosa solidarietà ai lettori del Messaggero, che ieri si sono imbattuti in un titolone di prima pagina: “Napolitano: allarme fondato”. Qualcuno avrà pensato a un improvviso squillare dell’antifurto al Quirinale a causa di una visita dei ladri (evento tutt’altro che sorprendente, essendo il palazzo frequentato da politici). Invece no: l’allarme – informa l’occhiello – riguarda “i conflitti che travalicano l’ambito politico e investono le istituzioni”. Il catenaccio sottostante, dalla viva voce del capo dello Stato, chiarisce definitivamente il tutto: “I riconoscimenti da più parti preludano a uno sforzo per abbassare i toni”. L’epigramma del rompicapo dello Stato, subito preso in consegna dai migliori enigmisti, occultisti e decrittatori del pianeta, pare uscito da un vecchio gioco di società: il “telefono senza fili”, in cui il primo giocatore sussurra una frase al vicino, il quale a sua volta riferisce quanto ha capito all’orecchio del terzo concorrente e così via, finché, di equivoco in equivoco, l’ultimo partecipante se ne esce con una frase che non ha più nulla a che fare con quella di partenza. Si teme dunque che, causa malfunzionamento dei centralini del Messaggero, Napolitano non abbia detto a Napoletano che “i riconoscimenti da più parti preludano a uno sforzo   per abbassare i toni”. Ma, puta caso: “I toni da più parti preludano a un riconoscimento per abbassare gli sforzi”. Oppure: “Gli sforzi da più parti preludano a un tono per abbassare i riconoscimenti”. O ancora: “I preludi da più parte riconoscano un tono per abbassare gli sforzi” o “per sforzare l’abbassamento”. O meglio: “I toni da più parti abbassino uno sforzo per riconoscere il preludio” o “per preludere al riconoscimento”. Le variazioni sul tema tendono all’infinito. In attesa di un comunicato chiarificatore dei portavoce del Colle, ci inerpichiamo su per l’impervio testo siglato r.n. (così si firma il pudico Napoletano per non esser confuso con Napolitano): una colata di piombo su tre quarti di pagina, pur contenendo tre sole frasi virgolettate del Presidente. 1) “Ho avuto nei giorni scorsi fondati motivi per esprimere allarme di fronte al moltiplicarsi e acuirsi di conflitti che travalicano e investono le istituzioni”. Segue esegesi del direttore, con glosse e note a piè di pagina: “Il capo dello Stato ha ancora qualcosa da dire, e lo fa a modo suo, con un linguaggio asciutto…”.   Ecco: non bagnato, né umido: asciutto. 2) “La fondatezza di tale allarme è stata da più parti riconosciuta, il che è da considerarsi positivo se prelude a uno sforzo generale per abbassare i toni”. Qui, immaginando i primi mancamenti fra gli inermi lettori, Napoletano provvede alla traduzione simultanea: “Come dire: se tutti riconoscono che la situazione è seria (e lo è), tutti si comportino di conseguenza, maggioranza e opposizione, perché la posta in gioco è davvero elevata”. Roba forte, gliele ha cantate chiare. Ma sventuratamente – denuncia Napoletano interpretando Napolitano – si susseguono “più o meno evidenti tentativi di tirarlo per la giacchetta, da una parte o dall’altra”. Il Presidente, per motivi imperscrutabili, non porta normali giacche, ma giacchette. Anzi una sola. 3) “In quanto al dibattito pubblico che si è innescato – con l’espressione di pareri anche da parte di politici e costituzionalisti – sulle responsabilità e prerogative del Presidente della Repubblica, lo seguo con attenzione ma non intendo ovviamente pronunciarmi nel merito di alcuna tesi o interpretazione”. Questo sì è parlar chiaro. Infatti Napoletano prontamente traduce: “Parola di Giorgio Napolitano, uomo delle istituzioni, che non si fa tirare per la giacchetta (aridaje, ndr) ma non resta inerte”, anzi “chiede agli altri la responsabilità che esige da sé”. E qui il direttore, stremato, si accascia al suolo. La prognosi è riservata.

di Marco Travaglio – IFQ

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