Napoli milionaria alla corte del clan Di Lauro

In un romanzo la faida che ha insanguinato Secondigliano

Napoli è un’isola, Secondigliano, una bolla. Nella capitale della Camorra il tempo è scandito da omicidi, estorsioni, traffici internazionali di droga, rapine e vendette a suon di mitra Uzi e granate. Ma ci sono anche gli affari, gli appalti, il totonero, vite da camorristi strette nei vicoli che tutto vedono, tutto sanno, e la bocca la tengono sempre chiusa. C’è la bella vita anche: Ferrari, milioni, serate con Maradona, “perché non compriamo il Napoli? Ce lo possiamo permettere”. Tutto questo in uno straordinario viaggio   al centro della Camorra con I Milionari, romanzo da pochi giorni in libreria per Mondadori e firmato dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli – che ha seguito proprio le indagini sul clan Di Lauro – Luigi Alberto Carnevale, e da Giacomo Gensini, autore di reportage, sceneggiatore ed ex poliziotto.

LA STORIA è quella del clan che per trent’anni ha dettato legge a Secondigliano e Scampia: i Di Lauro, appunto, capeggiati dal super-boss Paolo, Ciruzzo ‘O milionario, e da suo figlio Cosimo. L’arresto di Cosimo, boss   trentunenne e spietato, nel gennaio del 2005 fece un terribile rumore: la guerra tra i Di Lauro e i cosiddetti “scissionisti” aveva fatto 142 morti ammazzati solo nel 2004 e quando la polizia riuscì a prendere il figlio di Ciruzzo, centinaia di donne del quartiere scesero in piazza a urlare insulti, a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine. Lui, l’erede, sembrava il protagonista di un film d’azione girato a Hollywood: “Guardando la sua tenuta, a tutti doveva venire in mente Il Corvo di Brandon Lee” scrive Roberto Saviano che dedica uno dei capitoli più intensi di Gomorra alla faida di Scampia.    A differenza del best-seller “non fiction” di Saviano, i Milionari è un vero romanzo: dipana una trama che risucchia in un gorgo profondo chi legge. Basandosi su atti e indagini, mostra il funzionamento dei clan nei loro meccanismi oliati, nel loro culto quotidiano e assoluto della violenza. Non può non venire in mente Romanzo criminale, l’epopea di sangue della   Banda della Magliana raccontata da Giancarlo Di Cataldo. Anche ne I Milionari i protagonisti hanno soprannomi da battaglia: ‘O Sicco; Sarracino; Ciruzzo naturalmente, con i figli ‘O Chiatto e ‘O Ribelle; ma anche Capacecchia, ‘O Fascista, il Nigro, Chiapparello, Femminiella. Ma se la banda romana, con le sue trame nere, era anomalia nella criminalità di   rapine e coltello della Capitale, le famiglie de I Milionari incarnano una tradizione camorristica che è anche cultura diffusa nel mondo a parte del quartiere: “Noi abbiamo solo cento killer, lo Stato tiene migliaia di guardie. Ma se noi abbiamo anche centomila persone che ci danno una mano, gente che vive qua, allora diventiamo difficili da fermà”, spiega Ciruzzo ai suoi alla vigilia della sua ascesa.

LA TRAMA la seguiamo dagli occhi di Sicco. Il protagonista è orfano di padre e cresce col fratello maggiore, Sarracino, fin da piccolo a disposizione dei clan e presto uomo di fiducia di Ciruzzo. Per Sicco la carriera camorristica è la naturale adolescenza con la quale fare i conti. La maturità si conquista per strada uccidendo e accumulando “rispetto”. Il salto nella gerarchia del crimine appare un destino. Le estorsioni sono il punto di partenza di tutto: “Ciruzzo applicava le leggi dell’economia e ‘monopolio’ era una parola che a lui e ai suoi compagni   piaceva, una parola che conduceva subito la mente al suono di banconote fruscianti”. Si parte con il commercio spiccio: “Latte, gelati e caffè erano i prodotti su cui il clan (come tutti gli altri clan di Napoli) si era concentrato. In cambio di una tangente facevano contratti provvisori ai fornitori, ai quali garantivano, ovviamente per un periodo limitato, l’assoluto monopolio a Secondigliano nella distribuzione di questi generi di prima   necessità”. Ma le leggi dell’economia camorristica vengono imposte su tutto: “Nella droga, nel cemento, in qualsiasi cosa fosse necessaria e remunerativa”.    Secondigliano, la bolla, è un piccolo stato dove le famiglie impongono leggi speciali e governano, né più né meno come sarebbe in una feroce dittatura, col terrore. Sicco, però è diverso dai suoi compari. Non solo perché legge L’Espresso e i primi soldi li   spende per un volo “in aereo”, nella lontanissima Milano. Ma soprattutto perché si illude di poter vivere due vite parallele: una con la moglie e i figli che niente sanno della sua vita criminale, l’altro come assassino senza scrupoli. “Ma Sicco chi era davvero? – si chiede – Il padre, il marito che loro avevano avuto accanto per una vita, o il camorrista spietato che il resto del mondo conosceva?”.    Il salto, le famiglie lo fanno con la   ricostruzione post-Irpinia: non c’è appalto, non c’è ditta che non debba passare da loro per entrare nel business milionario. Poi arriva la cocaina che, attraverso canali diretti con il Sudamerica genera profitti da multinazionale: “Ciruzzo era preso da un altro problema, e quel problema erano i soldi. Intesi come una vera e propria massa di carta. Non sapevano dove ternerli – occupavano uno spazio immenso, che avrebbe richiesto svariati magazzini – e andavano periodicamente arieggiati o rischiavano di ammuffire”. Il riciclaggio diventa un imperativo: imprese edili, investimenti al Nord, centri-scommesse che nascono come funghi. Lo status quo eretto da Ciruzzo diventato “‘O milionario”, regge per anni, senza attirare grossi clamori. Poi però è del ricambio generazionale, dell’epilogo: il romanzo che, rimane sempre sul filo più alto della narrativa, arriva ai giorni nostri e ci sbatte davanti la nostra quotidianità, con le immagini viste e riviste   ai Tg solo qualche anno fa. Quando si chiude l’ultima pagina e si capisce che tutto ciò è successo davvero, che I Milionari sono realtà, proprio sotto casa nostra, ci si alza informati, e impauriti. Informati per il valore civile del libro. Impauriti perché acceca il coraggio civile di magistrati e forze dell’ordine che, al costo della loro vita, negli anni hanno dipanato questa matassa di piombo e brandelli di sangue. E sono ancora in prima linea in una guerra che non è vinta.

di Federico Mello – IFQ

L’arresto del boss Cosimo Di Lauro, figlio di Ciruzzo ‘O Milionario (FOTO ANSA)

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2 commenti to “Napoli milionaria alla corte del clan Di Lauro”

  1. Mi piacerebbe , non senza paura sapere quanto le mani di questa potente famiglia siano ancora impastate nella nostra vita quotidiana, e in quali settori, università, ospedali.. la paura è che nonostante qualche arresto importante, la loro attività non si sia fermata..

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