Chrysler: In Usa bilancio in rosso, ma Marchionne festeggia “763 milioni di utile industriale e faremo meglio nel 2011”

“La Chrysler è rinata”, annuncia un Sergio Marchionne più ottimista che mai. La casa automobilistica americana ha presentato ieri il bilancio 2010 e l’amministratore delegato del Lingotto ha colto al volo l’occasione per riaffermare l’efficacia della cura Fiat. “I risultati sono migliori del previsto e quest’anno ci aspettiamo di fare ancora meglio”, ha detto Marchionne. Aggiungendo che tra qualche giorno i dipendenti di Chrysler riceveranno un bonus, ovviamente in denaro, legato alla “straordinaria performance” aziendale. Insomma, i sacrifici prima o poi vengono premiati, dice in sostanza il capo dell Fiat. E il messaggio diretto ai recalcitranti operai italiani appare fin troppo chiaro.

TRADOTTA in cifre, la “straordinaria performance” (Marchionne dixit) dell’azienda Usa, salvata due anni fa dalla bancarotta grazie ai prestiti del governo statunitense, si traduce in un aumento del 15 per cento delle vetture vendute nel 2010 rispetto al 2009 per ricavi complessivi di 41,9 miliardi di dollari, circa 30,5 miliardi di euro. Il business auto   di Fiat, giusto per avere un termine di paragone, l’anno scorso ha registrato un giro d’affari di quasi 28 miliardi di euro. Chrysler però viaggia ancora in rosso. Nel 2010 le perdite nette sono state pari a 652 milioni di dollari, ma a livello operativo cioè escludendo le spese per interessi e le tasse, la casa di Detroit ha invece raggiunto un utile di 763 milioni. Un risultato, sottolinea Marchionne   , superiore alle attese.    Gli analisti non hanno però mancato di notare che dopo tre trimestri con utili operativi in costante aumento, da ottobre a dicembre Chrysler ha rallentato il passo: 198 milioni di dollari di utile operativo contro i 239 milioni del terzo trimestre. Il calo dei profitti trimestrali, hanno spiegato fonti aziendali, sarebbe dovuto alla   riduzione delle vendite e all’incremento degli investimenti pubblicitari per il lancio di nuovi modelli che non sono stati compensati del tutto dai risparmi sul fronte industriale. Chrysler nel 2010 è comunque cresciuta di più rispetto al mercato Usa dell’automobile dove si è ritagliata una quota del 9,2 per cento contro l’8,8 per cento del 2009. Questi numeri appaiono comunque di poco inferiori rispetto a quelli fissati nel piano industriale 2009-2014. Nel documento reso pubblico a novembre 2009 si indicava una quota compresa tra il 10 e l’11,2 per cento.

MARCHIONNE non ha comunque rinunciato ad annunciare obiettivi molto ambiziosi per quest’anno. I ricavi dovrebbero aumentare fino a 55 miliardi di dollari con un balzo addirittura del 30 per cento rispetto al 2010 e gli utili operativi sono attesi in crescita fino a 2 miliardi, il triplo dell’anno scorso. Dovrebbe tornare il profitto anche nell’ultima riga di bilancio per una cifra compresa tra 200 e 500 milioni. Sul fronte dei debiti il capo della Fiat ha confermato che Chrysler è in attesa di 3,5 miliardi di dollari del dipartimento dell’Energia americano. Una somma che, almeno in teoria, dovrebbe andare a finanziare ricerca e sviluppo,   ma potrebbe anche essere utilizzata almeno in parte per compensare la pesante esposizione della casa automobilistica verso il governo di Washington, pari a 5,8 miliardi di dollari, più altri 1,3 miliardi verso quello canadese. Sarebbero già avviati negoziati anche con le banche per ottenere prestiti che vadano a sostituire i finanziamenti pubblici, ma l’obiettivo finale sarebbe quello di riportare Chrysler alla quotazione in Borsa. Difficile riuscirci prima della fine   dell’anno, anche perché gli investitori si aspettano bilanci in utile.    Nel frattempo Fiat potrebbe aumentare la propria quota nel capitale dell’azienda di Detroit dall’attuale 25 per cento al 35 per cento esercitando due opzioni legate al raggiungimento di obiettivi di produzione. Poi Marchionne potrebbe salire al 51 per cento, ma per ottenere il via libera, Chrysler dovrà prima restituire tutti i finanziamenti governativi.

di Vittorio Malagutti – IFQ

 

Nel 2009 la Fiat ha stretto un’alleanza con la Chrysler, con la fusione come prospettiva (FOTO ANSA)

 

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