Il turpe spettacolo che dà il sultano sul viale del tramonto

Nei giorni del suo tramonto, il Cavaliere continua a dispensarci i suoi detti e motti di vanità e di stoltezza. In un suo messaggio alla nazione ha detto: “Fra le quattro mura di casa, nel suo privato, ciascuno può dire e fare quello che vuole”. L’esatto contrario della morale kantiana dell’uomo solo di fronte agli imperativi della sua coscienza. Ecco la morale degli uomini che fanno e non pensano: occhio non vede cuore non duole.

Nei giorni del suo tramonto il sultano dà il peggio di sé. “Mi diverto un mondo” ha detto, “non me ne vado”.

E, per rammentare ai suoi accusatori la sua umana generosità, ha ricordato di aver aiutato il gran ruffiano di corte che gli forniva le donne da conio. Se c’è un peccatore di cui i moralisti dovrebbero ricordarsi per la tristezza della lussuria è proprio lui. Si sa che le orge sono le manifestazioni più vergognose dell’umanità, quelle in cui si perde ogni rispetto di sé e degli altri, in cui ci si abbandona al turpe e al ridicolo. L’idea che erano il solo modo di svagarsi che il nostro avesse dopo una giornata di duro governo è deprimente. Al sultano in disgrazia i nemici, ma anche gli amici, consigliano “un passo indietro”, che nel linguaggio della politica significa scappa, ritirati se vuoi evitare il peggio. Ma lui digrigna i denti, dice che non mollerà mai il potere, promette danni e lutti e sale al Quirinale, dice al capo dello Stato di essere ingiustamente calunniato, accusa l’intera magistratura di complotto ai suoi danni, Prima di lui Tiberio aveva avuto l’accortezza di far sparire i testimoni dalle rupi di Capri. Ma lui è buono, se li è tenuti tutti attorno e ora racconta per filo e per segno ai sudditi sbalorditi di quali vergogne fosse al centro. La stampa al suo servizio continua a difenderlo con l’unico risultato che vengono fuori le debolezze e i vizi pubblici, la generale aquiescenza al potere, la viltà di fronte alle sue minacce.

Se si pensa al regime fascista, alla dittatura mussoliniana si fa un confronto umiliante per il presente: il dittatore fascista era attento alla sua immagine di amico del popolo, era di vita privata modesta, di peccati nascosti. Si dirà che nel regime fascista si rubava poco perché c’era poco da rubare e che l’attuale abbondanza è una delle ragioni della corruzione generale, ma anche nella dittatura alcuni ritegni, alcune vergogne, alcuni timori di una punizione restavano. Con il Cavaliere siamo scesi al fondo e ci vorranno anni, decenni per risalirne.

di Giorgio Bocca – Il Venerdì

 

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4 commenti to “Il turpe spettacolo che dà il sultano sul viale del tramonto”

  1. VILE….VERGOGNOSO….SCHIFOSO……GALERA !!!

  2. Temo che purtroppo, per risalire da questo baratro orrendo, occorrerà sacrificare almeno una o due generazioni e forse anche tanto sangue.

  3. Mi pare che il sultano e l’harem non siano l’aspetto più deleterio del regime berlusconiano. Mi preoccupano sempre di più le sue leggi ad personam, l’arroganza verso i giudici e i giornalisti non asserviti, l’umiliazione dei suoi servitori, disposti a figuracce indecenti pur di accattivarsi le simpatie del potente. Che dire poi dell’acquiescenza dell’opposizione che a dispetto di propositi belligeranti cerca sempre la mediazione impossibile…

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