Lo sanno anche gli USA: inutile parlare di mafia col governo

Ingroia: “Volevano farsi un’idea, si sono rivolti noi”

Per capire le dinamiche di Cosa Nostra, per comprenderne gli affari e le infiltrazioni e proteggere gli investimenti americani in Sicilia e al Sud la diplomazia Usa non chiede informazioni al ministero dell’Interno o alla commissione Antimafia, ma alle persone che affrontano la mafia giorno per giorno: dallo scrittore Roberto Saviano al procuratore di Palermo Francesco Messineo e all’aggiunto Antonio Ingroia, ai prefetti di Reggio Calabria e di Messina, e persino ai religiosi sotto scorta come padre Luigi Merola, l’ex parroco di Forcella, e il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi. Sono state tutte fonti “sul campo” per il diplomatico americano J. Patrick Truhn, console generale a Napoli, autore di una serie di analisi contenute in cinque dispacci datati tra il 2008 e il 2009, indirizzati al Dipartimento di Stato e pubblicati la scorsa notte da Wikileaks. Così, per il capo del consolato generale Usa di Napoli, che dopo la chiusura del consolato di Palermo è diventata l’unica sede diplomatica del meridione d’Italia, la mafia potrebbe essere “tra i principali beneficiari” della costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, i politici italiani “fanno poco” nella lotta al crimine organizzato, mentre la Chiesa cattolica viene “spesso criticata per non assumere” forti pubbliche posizioni contro il crimine organizzato; quei “pochi preti che lo fanno” finiscono sotto scorta, e quindi, suggerisce il console, Washington potrebbe cercare una “maggiore cooperazione” con il Vaticano.

IN QUESTO desolante quadro etico il console americano individua una “bussola morale” per il Paese in Roberto Saviano, un autore “che è sulla buona strada per diventare un modello reale nella battaglia a camorra, ‘ndrangheta e mafia”. Lo scrive Truhn in un dispaccio inviato il 6 giugno 2008, sostenendo che “il libro e il film di Saviano sono fattori chiave per convincere gli italiani che la criminalità organizzata non è solo un problema meridionale, bensì un problema italiano”. Ma perché il console parla con gli uomini più esposti nella lotta alla mafia e non con gli apparati di contrasto istituzionale? “Questo bisognerebbe chiederlo a lui – risponde laconico Ingroia – scambiando opinioni con il console ho avuto modo di avere un’ulteriore conferma della curiosità tutta americana di farsi un’idea propria dei fatti, delle vicende e dei problemi che affliggono i paesi nei quali operano, e in questo caso l’Italia”. E aggiunge: “Mi sembra normale che il console americano utilizzi i canali non consolari e politici assumendo informazioni da chi è impegnato in prima linea, visto che la mafia è uno dei problemi principali del nostro paese. Forse perché siamo immersi in questa realtà, noi ce ne rendiamo conto di meno di quanto se ne rendano conto dall’esterno”. Non commenta il ministro Maroni, “rispondo con i risultati”. Non l’ha presa bene, invece, il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano: “Senza entrare in polemica con note interne, risalenti a più di due anni fa, relative alla diplomazia di un’altra nazione – dice Mantovano – sarei lieto di conoscere che cosa oggi il Console Usa a Napoli scrive ai suoi superiori a proposito del lavoro di contrasto alla camorra svolto negli ultimi due anni a pochi chilometri dalla sua residenza, in provincia di Caserta, e nell’intera area campana”. “Quanto poi all’interesse della mafia per il Ponte sullo Stretto – aggiunge Mantovano – viene da dire: ma che novità, da sempre le organizzazioni criminali cercano di infilarsi dove ci sono soldi!”.

E SUL PONTE il console Usa sembra avere idee chiare: “Servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria”, scrive ancora Truhn, che in un altro dispaccio analizza la situazione in Sicilia dopo lo scontro politico tra il governatore Raffaele Lombardo e “il partito del premier Silvio Berlusconi” : Il “grandstanding (teatrino, ndr) politico – scrive ancora il diplomatico – ha bloccato un’operazione di trivellazione per gas lo scorso anno e “minaccia di rinviare un importante sistema di comunicazione satellitare della Marina statunitense”, si legge nel dispaccio che denuncia le difficoltà di investimenti al sud: “Nonostante le imprese americane stabilite nel Sud (d’Italia, ndr) non si siano lamentate con il Consolato generale di Napoli della criminalità organizzata, innumerevoli potenziali investitori hanno espresso al nostro ufficio commerciale una certa riluttanza a investire per paura della mafia”. E conclude con un auspicio: Washington dovrebbe “comunicare al nuovo governo italiano che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Usa, e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata”.

di Giuseppe Lo Bianco – IFQ

Il progetto del Ponte sullo Stretto.  (FOTO ANSA)

 

 

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