Pedofilia, gli psichiatri: “Non esiste la minore gravità del reato”

BAMBINI VITTIME DUE VOLTE: PRIMA I PEDOFILI, POI LA LEGGE
“Quando si tocca un bambino, non esistono reati di minore o maggiore entità”. Antonio Marzano, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, è arrabbiatissimo. L’emendamento numero 1707, presentato da alcuni esponenti della maggioranza e giustificato come rimedio ad un errore tecnico, lascerebbe alle forze di polizia la discrezionalità sull’arresto di un pedofilo colto in flagranza, in base ad una presunta minore o maggiore gravità del reato. Vale a dire, per esempio, che la persona beccata mentre compie atti di libidine davanti ad una scuola elementare può tranquillamente non essere fermata, perché quel gesto viene considerato di minore entità. “La reazione di un bambino ad un atto di pedofilia è individuale – spiega la neuropsichiatra Alessandra Palattella   – ma nella quasi totalità dei casi si configura in un trauma che, soprattutto se non affrontato all’interno di un contesto familiare favorevole, può generare gravi disturbi in età adulta”. Molto dipende, spiega l’esperta, dall’età del bambino e dal sostegno che riceve da genitori e parenti. Se si pensa che moltissimi casi di abusi avvengono tra le mura domestiche o comunque in un ambiente considerato familiare (amici dei genitori, per esempio), si comprende maggiormente la difficoltà che un minore ha di raccontare quanto accaduto, e quindi di iniziare a superarlo. “Anche laddove c’è ‘soltanto’ l’esposizione ad un atto sessuale – racconta Marziale – si possono verificare sintomi come la paura, la perdita di urina nel letto; si perde la fiducia nel rapporto con un adulto”. “Nel bambino si scatena un senso di vergogna   molto grande – aggiunge Palattella – la paura dello stigma sociale. La risposta al trauma può avere una sindrome acuta da stress che rientra nelle prime ore, di solito dopo un giorno o due, ma poi si manifesta con una sindrome tardiva, definita post-traumatica da stress: problemi alimentari, condotte sessuali promiscue, abuso di alcol o droga, disturbi dell’umore, tendenza alla manipolazione. Un minore che viene sottoposto ad un atto di pedofilia, da adulto può essere portato a ripeterlo, può riproporlo nell’approccio con l’altro sesso: una sorta di coazione a ripetere che in realtà è una forma di difesa del soggetto. I traumi sessuali sono all’origine di   reazioni psicopatologiche molto serie, che condizioneranno la vita adulta”. Da qualsiasi lato la si veda, gli effetti di questa modifica sarebbero devastanti. “Spesso, quando la polizia arresta un pedofilo, si sente dire: ‘Meno male che mi avete fermato perché da solo non riuscivo a farlo – spiega ancora Marziale – Bisogna sempre pensare che si tratta di una patologia compulsiva”. Se un esibizionista non viene fermato, non solo c’è la possibilità   (“la certezza”, secondo Marziale) che lo rifaccia, ma si corre il rischio che possa commettere atti via via più gravi. Sono persone che hanno problemi e che vanno curate: “Nessuno dice che devono passare la loro vita in carcere”, afferma il presidente dell’Osservatorio, che lo scorso anno ha presentato in Senato un disegno di legge che prevede l’obbligo di un percorso di recupero psicoterapeutico per queste persone. “Intanto il pedofilo va   fermato, per evitare che lo rifaccia, poi, se viene riconosciuto colpevole, va seguito e assistito, con o senza l’utilizzo di farmaci (a discrezione dello psicoterapeuta)”. L’Osservatorio chiede alle opposizioni di insorgere contro l’emendamento: “Ci saremmo aspettati una sollevazione di massa, invece si è alzata solo qualche sporadica voce. Non capiamo cosa significhino le motivazioni addotte dal Pdl per giustificare questo inserimento: chi ha a cuore la sorte dei bambini non può accettare che esistano cavilli a fare da paravento a motivazioni politiche. Porre limiti alle intercettazioni sui casi di violenza su minori significa agevolare la posizione dei pedofili”.  
 
 
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