ilva01g
L’Eper, il registro europeo per l’inquinamento, attesta una proiezione annua di emissioni di diossina nelle acciaierie Ilva di Taranto di circa 171 grammi. L’ammontare complessivo delle emissioni di diossina degli impianti industriali di Svezia, Austria, Spagna e Inghilterra messe assieme è stimata dallo stesso registro in 166 grammi annui. Ma il proprietario dell’Ilva, Emilio Riva che l’11 ottobre è stato condannato in appello a due anni per inquinamento, danneggiameto del bene pubblico e mancata sicurezza nei reparti dello stabilimento, è anche uno dei "salvatori" dell’italianità di Alitalia, in quanto socio CAI.
Intanto, la Procura della Repubblica di Taranto indaga per individuare la fonte di emissione delle diossine che hanno contaminato i 1200 capi di bestiame di allevamenti nei pressi dell’Ilva, che la Regione Puglia ha disposto di abbattere.
Ma i parlamentari pdl non vogliono essere infastiditi dal grido d’allarme lanciato dall’Associazione di volontari per il sostegno ai malati di leucemie (che sono in netta crescita, vedi articolo successivo). L’Ail è promotrice della sottoscrizione, firmata da oltre settemila cittadini, Non lasciate morire Taranto di cancro. "Cancellatemi" ha risposto Filippo Berselli, An. Uguale rifiuto ha opposto l’ex guardasigilli Roberto Castelli, della Lega. Mentre il senatore Paolo Guzzatni ha minacciato di denunciare l’Ail per molestie. Del Resto, nel 2006, il governo Berlusconi aveva fissato il limite per l’emissione di diossina a diecimila nanogrammi a metro cubo, contro quello di 0,4 nanogrammi stabilito dal protocollo europeo Aarhus.
 
di Sandra Amurri
ilva_2

Taranto, una città difficile tra infortuni malattie professionali

Taranto, una città difficile, una città che ha concentrato insediamenti industriali strategici per l’economia nazionale, una città che conta più di 40.000 addetti nell’industria. Taranto ha una popolazione residenziale tra le più osservate d’Italia dal punto di vista epidemiologico.
Dott. Salvatore Piccinni (Medico del lavoro di Taranto)
 
Due studi di mortalità dell’OMS, due studi dell’ISS di Roma, diversi studi condotti dall’ASL di Taranto in collaborazione con L’Osservatorio Epidemiologico Regionale, altri ancora condotti da diverse Università. Nessuno di questi studi tuttavia ci dice nulla sulle patologie professionali dei lavoratori dell’industria di Taranto, giacché sono tutti rivolti alla popolazione in generale , considerando l’alto livello di inquinamento ambientale dell’area del capoluogo ionico.

Solo a partire dal 2000 grazie ai dati ISPESL-INAIL-Regioni, riguardanti tutte le ASL d’Italia, si comincia ad avere un data base interessante per il monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali. I dati elaborati si fermano attualmente ancora al 2005 e coprono un periodo dal 2000 al 2005. Altra fonte importante per le patologie professionali connesse all’esposizione all’amianto è il Registro Nazionale Mesotelioma – COR Puglia.

Per capire il complesso fenomeno delle tecnopatie bisogna fare alcune premesse:

1) l’analisi degli infortuni ci permette di fotografare le condizioni immediate e contestuali al loro accadimento, pertanto è un utile strumento per valutare le condizioni di lavoro in modo istantaneo e attuale. In pratica è un importante parametro dei livelli di sicurezza giorno per giorno.

2) lo studio delle malattie professionali invece rappresenta l’esposizione pregressa ad agenti chimici, biologici e fisici. La loro comparsa richiede periodi di esposizione medio-lunghi, raramente brevi. Ciò è ulteriormente vero per patologie come i tumori, le asbestosi, le broncopneumopatie, le osteartropatie.

INFORTUNI

1) Nell’industria tarantina il trend degli infortuni denunciati è ancora in crescita dal 2000 al 2005, al contrario di quanto è avvenuto nelle altre province pugliesi, dove invece è stato registrato un lento ma progressivo calo del fenomeno.

2) L’aumento, in numeri assoluti, del totale degli infortuni denunciati in tutta la provincia è quasi sovrapponibile, anno per anno, all’aumento degli infortuni accaduti in ILVA. Ciò può far pensare che l’incremento generale sia dovuto in modo particolare ad ILVA : 700 infortuni in più dal 2000 al 2005. ILVA ha contribuito al 28% del totale infortuni : circa 15.000 casi sul totale di più di 57.000.

3) Nello stesso periodo di tempo, 2000-2005, INAIL ha definito 33.500 infortuni: il 31,5% riguarda lavoratori ILVA. Questa azienda ha determinato in 6 anni : 238 invalidi permanenti e 11 (29% sul totale di 38 di tutta la Provincia) morti . I casi mortali in ILVA arrivano a 16 se consideriamo anche il 2006 e il 2007. E’ evidente che ILVA ha avuto fino al 2005 un peso importante nell’incidenza degli infortuni accaduti nel nostro territorio sia in termini di numerosità che di gravità. Sarebbe molto interessante avere dati di confronto dei decenni precedenti per analizzare lo stato di sicurezza quando ILVA era Italsider, ossia apparteneva allo Stato.

4) Se osserviamo la suddivisione degli infortuni per classi di età, emerge un dato molto importante. Sul totale degli infortuni accaduti in tutta la Provincia e definiti dall’INAIL, il 33% accade ai lavoratori con età tra i 18 e i 29 anni; se osserviamo i soli dati ILVA nella stessa fascia di età accade il 55% degli infortuni. I dati ILVA sulle fasce di età mostrano che ad essere colpiti dal fenomeno sono soprattutto i lavoratori giovani e appena assunti.

MALATTIE PROFESSIONALI

1) Taranto e Provincia producono più del 40% di tutte le MP denunciate nella regione Puglia: un dato allarmante e che rimane costante da circa un decennio con punte negli anni 2001 e 2002. I dipendenti exItalsider hanno contribuito per 22,8% ( 818 denunce su un totale di 3648). Non c’è un trend dal 2000 al 2005 come per gli infortuni. Sull’incidenza delle MP hanno influito, oltre al settore metallurgico, altri comparti : cantieri navali, cementifici, edilizia, metalmeccanica.

2) INAL ha definito in 6 anni 4302 tecnopatie, di cui 28% (1216) riguarda i lavoratori ex Italsider.

3) INAIL ha definito, sempre nel 2000-2005, 142 casi mortali per tecnopatia e 1378 casi con danni permanenti. Il mancato riconoscimento INAIL ha riguardato il 53% del totale delle denunce. Invece fra le 1216 MP denunciate dai lavoratori exItalsider, solo il 24% non è stato riconosciuto.

4) Relativamente ai 142 casi mortali dovuti a MP, 60, ossia il 42%, riguardano lavoratori ex Italsider.

5) Considerando sempre le MP definite, ossia 4302 casi, per il 60% si tratta di ipoacusia da rumore. Tra le patologie riconosciute e riguardanti l’apparato respiratorio, si registrano 131 asbestosi, 304 Broncopneumopatie cronico-ostruttive(BPCO), 128 Carcinomi polmonari, 55 Tumori pleurici (Mesotelioma maligno). Da segnalare inoltre 54 casi di Carcinomi delle vie urinarie.

6) Ai lavoratori ex Italsider è stato riconosciuto il 46% delle Asbestosi, il 27% delle BPCO, il 46% dei Carcinomi polmonari e il 25% dei Mesoteliomi maligni. Contribuiscono inoltre al 20% dei Carcinomi urinari.

7) A completare i dati sul tipo di patologia, è importante quello sull’osservazione dei casi di Mesotelioma maligno, condotta dal COR Puglia. Il numero di tumori maligni delle pleure, dal 1991 al 2007, è pari a 144 casi nella nostra provincia. Per l’85% si tratta di casi professionali e riguardano soprattutto i lavoratori dell’ex Italsider, dei Cantieri navali e dell’Arsenale Militare.

8) I dati INAIL del 2006 ( 602 MP) e 2007 ( 571 MP) riguardanti le malattie professionali denunciate, confermano che la patologia professionale a Taranto continua ad avere un’alta incidenza e che subito dopo le ipoacusie, in ordine di frequenza vi sono le artropatie, i tumori, le BPCO e le asbestosi.

Osservazioni e proposte

Questi dati relativi al territorio della provincia di Taranto, ci pongono immediatamente alcune priorità :

a) L’organizzazione del lavoro e la gestione della sicurezza sono il punto nodale su cui intervenire: è necessario coinvolgere nel processo di monitoraggio dei rischi e degli interventi preventivi tutti i lavoratori e in particolare gli RLS. La risorsa umana è fondamentale in particolar modo in una grande fabbrica come ILVA, che vede operare al suo interno circa 20.000 addetti tra dipendenti e non.

b) Bisogna assolutamente porre maggiore attenzione all’addestramento, all’informazione e alla formazione dei giovani operai. Creare squadre in cui il sapere sui processi lavorativi si trasmetta dai vecchi ai nuovi dipendenti. E’ necessario porre la salute come valore centrale e fondamentale della fabbrica, ossia come risorsa insostituibile.

c) I medici competenti, gli RLS, e le aziende devono costituire reti e avviare processi, ormai previsti dalle norme nazionali e regionali, che permettono non solo la circolarità dell’informazione sulle condizioni di lavoro, ma anche la possibilità di studi di comparto per interventi di prevenzione in tempo reale.

d) E’ fondamentale correlare la patologia con l’esposizione effettiva. Spesso i dati ambientali sui rischi chimici e fisici del posto di lavoro, forniti dalle aziende ( misure del rumore, valutazione del rischio chimico, ect) non sono sufficienti. L’ARPA non può eseguire indagini senza una preventiva richiesta degli Organi di Vigilanza o della Magistratura e le ASL non hanno strutture adeguate ( laboratori, misuratori, ect) per svolgere queste attività.

e) La vigilanza non è attuata in modo da risultare preventiva. Gli Organi di Vigilanza (ASL e Dir. Prov. Lavoro) si muovono spesso o solo sul singolo evento ( su delega giudiziaria) e raramente in tempo reale. Bisogna procedere alla costituzione di un Osservatorio Territoriale , che veda la collaborazione di ASL, INAIL e Dir.Prov. Lavoro e ARPA sugli infortuni e le MP. Esso si rende necessario non solo per scopi epidemiologici ma anche di intervento preventivo, di indirizzo sanitario e medico legale.

f) Non può essere più procrastinabile da parte della Regione e dell’ASL TA/1 la sorveglianza sanitaria degli esposti a cancerogeni; bisogna estendere il principio di precauzione agli ex esposti a sostanze cancerogene (Dlgs 277/91, Dlgs 626/94, LR 26/06) I dati ci dicono che l’apparato respiratorio è il bersaglio di diversi agenti cancerogeni. Non dimentichiamoci che sebbene di amianto si parla solo per le bonifiche, molti manufatti ancora in uso nei cicli produttivi, ne contengono. Non dimentichiamoci che ILVA ancora nel 2004 dichiarava nel Registro degli esposti a sostanze cancerogene, circa 600 lavoratori esposti a Idrocarburi Policiclici Aromatici e circa 100 a benzene, senza considerare le diossine. Sarebbe opportuno conoscere anche quelli di AGIP,Arsenale militare, ect. L’ASL TA/1 avrebbe dovuto già porsi il problema di monitorare tutti gli esposti attualmente ammalati.

Nell’ottobre 2007 due noti colleghi dell’ASL, dopo aver elencato tutti gli studi fatti sulla popolazione di Taranto, conclusero l’intervista ad un giornale in questo modo" è evidente che non si può attendere l’esito di ulteriori studi per richiedere interventi più decisi attraverso norme più severe e strumenti di controllo più efficaci" e poi …."gli interventi per debellare il problema dei tumori devono essere fatti subito".

Credo che nessuno possa essere in disaccordo con queste parole.

www.tarantosociale.org 

cimi2--180x230

 

Annunci