Ecco la spending review: dalla vendita degli immobili fino a quella di una rete. I berluscones gongolano

Qualcuno sospetta che Luigi Gubitosi e Anna Maria Tarantola siano sprovvisti di televisore. Non fa curriculum: non interessava a Mario Monti. Per decifrare le ragioni di un mandato tecnico-cattolico va riascoltato il professore che bacchetta la Rai. Quella che pensa ai programmi e ignora la finanza: “Non era un concorso di abilità giornalistica o di direzione di canali”, tanto per liquidare le aspirazioni di Carlo Freccero e Michele Santoro. Un sottosegretario che ha seguito le trattative accanto a Monti, complesse operazioni diplomatiche con i partiti di maggioranza, conosce le regole d’ingaggio per Tarantola e Gubitosi: “Ora vedrete la spending review in viale Mazzini, la revisione di spesa che mozza gli sprechi e corregge la gestione”. Il campo d’azione è vastissimo: “Proprietà immobiliare inutilizzate, società satelliti mastodontiche, eccessiva offerta editoriale con 13 canali più uno in alta definizione. Vendere una rete – spiega la fonte interna al governo – è l’ultima frontiera, ma potremmo arrivarci”. Il sottosegretario suggerisce un tassello sconosciuto per intuire l’agenda: “Avete sottovalutato Marco Pinto, il consigliere d’amministrazione. È un uomo durissimo, il funzionario del Tesoro che terrà i conti con grande severità”. Il progetto per privatizzare la tv pubblica non darebbe fastidio ai berlusconiani né avrebbe troppi ostacoli in Parlamento per una legge su misura. Lo stato comatoso di Rai2 può indurre a tagliare i rami secchi. Anche se Rai1 è l’atollo più florido e appetibile.

LA GIORNALISTA Lucia Annunziata, ex presidente di viale Mazzini e conduttrice di In mezz’ora, avverte il pericolo: “Da tempo in Rai c’è una preparazione strisciante a privatizzare perché le risorse vengono riservate al solito canale, cioè Rai1. Bisogna vedere se è un obiettivo di questi tecnici. Mi chiedo: faranno un intervento su quello che offriamo ai telespettatori, che siccome è scadente causa la crisi economica interna, oppure si limiteranno a sistemare i conti?”. Se non ora, quando? Se non loro, chi? Isabella Bertolini (Pdl), infatti , porta chiarissimo un messaggio: “Serve privatizzare”. Il primo fascicolo che aspetta i commissari di Monti è firmato dal viceministro Vittorio Grilli (Tesoro) e riprende un vecchio tormentone che appassionava l’ex ministro Tremonti e l’ex direttore generale Masi: la dismissione di Raiway, un’arteria di viale Mazzini che possiede le torri di trasmissioni e garantisce la manutenzione, dunque tralicci, antenne e ingegneri. Un disordine perfettamente controllato che, però, andrebbe spezzato per fare cassa: il Tesoro potrebbe cedere i piloni e i terreni alla Cassa depositi e prestiti per una cifra stimata intorno ai 300 milioni di euro, mentre i dipendenti e le frequenze restano in viale Mazzini. Quei 300 milioni, che persino il dg Lorenza Lei inseguiva, sono necessari per correggere la deriva economica. Non ci crederete: eppure quattro anni fa la televisione pubblica era un’azienda sanissima, non doveva nemmeno un euro a banche e creditori. Ora cammina barcollante verso un debito consolidato che – già a fine anno – potrebbe sfiorare i 400 milioni di euro.

LORENZA LEI aveva ipotizzato una voragine di 320 milioni – come scritto nei documenti contabili di previsione – soltanto che il suolo è talmente franoso che i calcoli vanno aggiornati. La manovra correttiva di 40 milioni ha suscitato un leggero solletico. Nulla più. L’andamento fa intuire che la struttura soffra un collasso irreversibile: 90 milioni nel 2009, 150 nel 2010, 274 nel 2011, 400 nel 2012. Anche la raccolta pubblicitaria, in drammatica depressione, contribuisce a forare il forziere di viale Mazzini. La concessionaria Sipra, nonostante l’anno ricco di eventi sportivi fra Europei di calcio e Olimpiadi di Londra, aveva preferito farsi maledire senza giudizi ulteriori: a inizio anno avevano promesso 950 milioni di euro, un malloppo già sfoltito rispetto ai 965 del 2011. Il primo trimestre 2012 s’è chiuso a -16%, il secondo va ugualmente male: impossibile raggiungere quota 950, un’impresa fermare il paracadute a 900. Nei prossimi giorni, sondati gli investitori tradizionali, la Sipra comunicherà al duo Tarantola-Gubitosi che i palinsesti varati senza modifiche (né novità ) non eccitano neppure i produttori di dentiere. Quando l’azienda di viale Mazzini dovrà rinegoziare il contratto di servizio – il patto scritto che giustifica il versamento del canone – con il ministro Corrado Passera (Sviluppo economico), i bilanci saranno già in sala operatoria: la Rai claudicante dovrà subire il governo che vuole vincoli più forti per ridurre l’autonomia del Cda. Il potere sarà già concentrato fra la presidenza e la direzione generale che, estromessi i consiglieri di partito, potranno tagliare e avviare a piacere appalti sino a 10 milioni di euro. Trovata tecnica: a voi l’austerità, a noi il portafoglio.

di Carlo Tecce, IFQ

Illustrazione di Emanuele Fucecchi

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