Ragazzi anti-atomo strateghi del porta a porta

Il comitato “vota si per fermare il nucleare”, si trova proprio davanti ai palazzi del potere: governo e parlamento. La sede degli antinuclearisti è però assai modesta: una stanza nella redazione di una rivista. Non ci sono capi né capoccia, solo una coordinatrice, Maria Maranò di Legambiente. “Il comitato è formato da 80 tra associazioni, sindacati, Ong. Ma a realizzare questo immane lavoro sono stati i singoli volontari che hanno lavorato all’organizzazione degli eventi e gli altri che sono andati nelle strade a distribuire voloantini e a spiegare alla gente l’alternativa al nucleare”.

NELLA PICCOLA stanza si respira aria di allegra spossatezza. C’è anche una stagista tedesca, Ingrid, che ha portato il pathos teutonico contro il nucleare in questo scorcio tipicamente romano. “Noi non percepiamo nulla dal comitato, io continuo a essere pagata da Legambiente che ha aderito al comitato”, spiega Maria. Al contrario del comitato per l’acqua, questo non è stato promotore del referendum e dunque non avrà i rimborsi elettorali. Qualora si arrivasse al quorum. Nemmeno qua sono entrati i partiti. “La nostra campagna per fermare il nucleare si è costruita su due pilastri: l’informazione che io chiamo ‘corpo a corpo’ – dice una giovane volontaria – perché è stata fatta fermando per strada la gente e internet perché    attraverso facebook abbiamo potuto raggiungere milioni di persone”. Per una mezz’ora al comitato si aggirano solo donne. Poi dall’ascensore esce un gruppo di ragazzi, che indossano magliette nere con la scritta : “mai più nucleare”. Luca è stanco ma contento: “Ho svolantinato tutto il giorno, la gente mi sembrava davvero interessata, non possiamo gettare la spugna proprio adesso che siamo in dirittura di arrivo. Non voglio avere un peso del genere sulla coscienza”.

MA LUCA non voterà perché non ha ancora compiuto 18 anni. “Proprio perché io non posso votare sto facendo di tutto per incentivare chi può. Saranno proprio i minorenni a dover convivere con le conseguenze del nucleare se non si arrivasse al quorum”. Ragazzi responsabili come Luca ne sono passati molti dal comitato. “Sì, sono davvero sorpresa per questa partecipazione. Non immaginavo che così tanti giovani si rendessero disponibili per distribuire adesivi, spillette e soprattutto parlare con il prossimo per far conoscere i danni del nucleare”. Maria Maranò mentre parla controlla le notizie che arrivano sulla pagina facebook del comitato e quindi mostra orgogliosa la mappa dei 200 comitati regionali e comunali che si sono costituiti in questi mesi. “Penso che di molti non conosciamo nemmeno l’esistenza”, spiega Antonio, mentre entra nella stanza per prendere gli ultimi 4 pacchetti di volantini. “Ne abbiamo distribuiti 400mila solo a Roma, ogni tanto sale qualcuno, privati cittadini che ce li chiedono per distribuirli in giro”. Secondo i promotori c’è stato negli ultimi mesi un risveglio della coscienza civica degli italiani. Nessuno però si spinge a fare previsioni. “Comunque vada questa partecipazione ha cambiato lo spirito del paese e ha fatto sentire molta gente meno sola”. Italo Calvino scriveva: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno , è quello che è già qui, l’inferno che formiamo stando tutti insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno , e farlo durare, e dargli spazio”. Durante questa campagna referendaria molti hanno imparato che l’inferno si può almeno evitare.

di Roberto Zunini, IFQ

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