Serial baller

Capita spesso nei thriller che, giunto a fine carriera, il serial killer faccia di tutto per farsi prendere e dissemini di tracce la propria strada per aiutare l’investigatore a catturarlo. Anche il serial baller che occupa Palazzo Chigi ce la sta mettendo tutta per porre fine ai suoi giorni: in mancanza di qualcuno dall’altra parte in grado di eliminarlo (politicamente, s’intende), ci pensa lui. E si autodistrugge. Solo che gli altri non glielo permettono. E gli salvano la vita (politica, s’intende) anche se lui non vuole. Prendiamo le ultime mosse. Dopo l’emendamento-truffa per far saltare il referendum anti-nucleare e dunque far mancare il quorum agli altri due, i promotori denunciano l’imbroglio, mentre i suoi trombettieri dicono che è tutto regolare e che mai un galantuomo come lui imbroglierebbe gli italiani. A quel punto lui si presenta davanti alle telecamere e ammette: ma certo che era tutto un trucco, il giorno dopo i referendum riprendiamo il piano nucleare come se niente fosse. Cioè, vi sto fregando e vi spiego anche come, tanto nessuno farà nulla: il capo dello Stato firmerà pure questa legge con emendamento-truffa incorporato, la Cassazione casserà il referendum sul nucleare, il Pompiere della Sera esulterà perché si è evitato “lo scontro”, il Pd farà finta di incazzarsi per mezza giornata poi tirerà un sospiro di sollievo perché i referendum avrebbero consacrato Di Pietro, Grillo e Vendola. Ora, onestamente: ma che altro deve fare B. per far capire di essere un truffatore, se non dirlo apertamente in mondovisione? Non mente nemmeno più: appena racconta una balla, fa seguire la smentita incorporata, a prova di coglione. Che altro deve succedere perché il capo dello Stato gli rimandi indietro una legge-truffa che lui stesso pubblicamente ammette essere tale? Che aspetta il Pd a chiedere udienza al Quirinale con le altre opposizioni per difendere quel che resta del nostro diritto di voto da uno scippo dichiarato? Stessa scena sulla Libia. Lui fa di tutto per comunicarci che non abbiamo una politica estera, le alleanze le decide a seconda di come (e soprattutto con chi) si sveglia la mattina, tanto non gliene può fregare di meno. Un giorno bacia uno, un giorno non vuole disturbarlo, un giorno gli dispiace che lo bombardino, un giorno lo bombarda. Così, come gli gira. Se ciò non dovesse ancora bastare – come raccontiamo a pag. 3 – la sera in cui entriamo ufficialmente in guerra contro la Libia se ne va negli studi Rai dove si allestisce la scenografia del programma di Sgarbi, intrattenendo le maestranze e sperando in qualche gnocca di passaggio. Come ai bei tempi del Biscione, quando – scrisse Biagi – “se avesse avuto un filo di tette avrebbe fatto pure l’annunciatrice”. E c’è da capirlo: mica è un politico, è un impresario puttaniere per giunta imputato, ha cose ben più serie e divertenti a cui pensare. Sono 17 anni che cerca di farlo capire, ma gli altri niente: continuano a prenderlo sul serio e a lui tocca farsi due palle così con l’economia, la diplomazia, la scuola, l’università, le pari opportunità. Provate voi a vivere da mane a sera con Cicchitto, Bondi, Gasparri, Bonaiuti, Capezzone, Quagliariello che vi passeggiano sugli zebedei a quattro zampe coi tacchi a spillo. A sottoporvi a estenuanti sedute con Ghedini che spiega ad Alfano la differenza fra prescrizione e circoscrizione. A cercar di capire cosa dice Bossi e cosa pensa Calderoli. A passare ore al telefono con Olindo Sallusti e/o Rosa Santanchè. A ricevere Belpietro a Palazzo Grazioli per allenarlo al talk-show serotino. A chiamare Scilipoti per magnificare le virtù dell’agopuntura, sennò quello si offende. A dar udienza a Giovanardi che rompe i maroni con la droga e la sacra famiglia, mentre vi aspetta una partita del Milan o una partita di mignotte in transito. A inventare sottosegretariati per i “responsabili” capitanati da tal Sardelli, già paroliere di Al Bano con testi del calibro di “Cos’è l’amore”. Ma si può vivere così? Chi può faccia un’opera buona: lo liberi.

di Marco Travaglio, IFQ

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