Pirati-pastori e baleniere giapponesi

Intervista a “Sea Shepherd”, gruppo ecologista radicale che ha fatto desistere il Sol Levante dalla caccia in Antartide

Vanno a caccia di cacciatori, il mare è il loro campo di battaglia. Si chiamano Seashepherd, pastori del mare, scavalcano “a sinistra” Greenpeace, da cui si sono divisi anni fa per dissonanza sui metodi di lotta.
Nelle acque dell’Antartide, hanno fatto battere in ritirata la flotta baleniera del Sol Levante, come ha riconosciuto implicitamente la stessa Agenzia della pesca giapponese con un comunicato che recitava: “Il peschereccio Nisshin Maru ha sospeso l’attività da giovedì scorso per ragioni di sicurezza“.
Non vanno tanto per il sottile, ma negano di mettere a repentaglio la vita di ciurme e pescatori. Semplicemente, si considerano dannatamente efficaci.
PeaceReporter ha intervistato Laurens De Groot, di Seashepherd Europa, per capire chi siano i pirati ecologisti.

Prima di tutto, ci faccia un commento sul vostro successo antartico.

Quella di quest’anno è la settima missione in Antartide e il nostro scopo principale era quello di interrompere le attività della Nisshin Maru, una grande nave officina. Ci stiamo lavorando dalla fine di dicembre, quando abbiamo incrociato la flotta giapponese. Abbiamo reso pressoché impossibile la loro attività di caccia alle balene.

Che tecniche avete usato?

Ce ne sono un paio. La prima è molto passiva. Abbiamo grandi vascelli, seguiamo le navi officina e ci limitiamo a osservare. L’altra è quella delle “bombe puzzolenti” (stink bombs): spariamo pezzi di burro rancido sul ponte delle navi, contaminando la carne di balena e rendendo inoltre l’ambiente molto puzzolente.

Cosa rispondete a chi vi accusa di avere pratiche violente, di affondare le navi e così via?

Prima di tutto è il Giappone che viola la legge. L’area attorno all’Antartide è un santuario delle balene, nessun Paese ha il permesso di cacciare, per cui sono loro che non rispettano le norme che proteggono i cetacei. Per questo motivo noi ci sentiamo come la polizia che dà la caccia ai cattivi. A pensarci bene è proprio quello che facciamo in Antartide, dove nessuno fa rispettare la legge.

Quali sono i vostri programmi futuri?

Prima di tutto dobbiamo continuare a monitorare la situazione per vedere se i giapponesi se ne tornano davvero a casa. Poi, la prossima estate, torneremo nel Mediterraneo a proteggere il tonno rosso e quindi faremo campagne per gli squali, i delfini e le foche, alle isole Far Oer e intorno alle Galapagos. Sì, saremo sempre molto indaffarati.

Può raccontarci qualcosa di più sulle campagne nel Mediterraneo?

L’anno scorso ci siamo andati con la nostra nave ammiraglia, la Steve Irwin, e abbiamo scoperto attività di pesca illegale nelle acque libiche. Quindi un nostro sub si è immerso e ha tagliato le reti. Così facendo, abbiamo liberato circa ottocento tonni rossi. In quell’attività di pesca illegale era coinvolto anche un peschereccio italiano.

Cosa si sente di dire a chi vuole avvicinarsi alla vostra organizzazione?

Per l’Italia, direi di fare riferimento al sito Sheashepherd.it. Chi vuole può unirsi a noi come volontario o come membro, tra l’altro abbiamo anche bisogno di parecchio denaro per portare avanti le nostre campagne in tutto il mondo. La gente può pure registrarsi per entrare in una delle ciurme sulle navi.

In generale, qual è la vostra posizione verso le pratiche violente?

Io credo che noi non adottiamo metodi violenti. Semplicemente applichiamo la legge nei confronti di gente che fa miliardi di dollari o euro violandola a scapito delle balene, che noi proteggiamo. Lo facciamo in modo molto efficace. Così alcuni ci accusano di essere radicali, ma è il modo in cui gli animali muoiono a essere di gran lunga più radicale di quanto siamo noi. La maggior parte di chi ci accusa non fa nulla per salvare il pianeta.

di Gabriele Battaglia – PeaceReporter
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One Comment to “Pirati-pastori e baleniere giapponesi”

  1. …Odio i figli di puttana che ignorano il rispetto per tutto ciò che è amore ed equilibrio naturale…!!

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