Destino Bondi, chi sale e chi scompare

Daniela Santanchè molto giovane e meno rifatta

Daniela “Rosa” Santanchè che di rotondità è un’esperta, compresa la sinistra pelata di Sandro “Olindo” Sallusti, sdoganò Denis Verdini nel pantheon sferico della destra nel luglio del 2010: “È stato bravissimo, un leone. Denis ha le palle vere, non le palle di velluto”. L’entusiasmo della zarina nera del Pdl era dovuto alla conferenza stampa che “Denis il leone con le palle vere” tenne per difendersi dalle accuse dell’inchiesta sulla P3. Triumviro del Pdl e sherpa   delle candidature alle ultime politiche del 2008, Verdini è uno dei due sigari toscani umani di Fivizzano fumati abitualmente dal Cavaliere. L’altro è Sandro Bondi, ministro per i Beni Culturali nonché collega triumviro di Verdini nel partito carismatico. Fivizzano, nella Lunigiana. Paesino che tre anni fa si meritò un aulico reportage del solito Giornale di famiglia: “Viaggio nella frazioncina che ha dato i natali a Sandro Bondi e Denis Verdini”. La frazioncina di Gassano, per la precisione. Oggi i destini di Verdini e Bondi, un tempo amici al punto di   dividersi lo stesso appartamento in un palazzo nobile e antico di piazza dell’Aracoeli a Roma, s’incrociano per l’ennesima volta. In direzione opposta, però.

UNO SALE , Verdini. L’altro scompare, Bondi. Denis il leone vive giorni felici alla corte del Cavaliere per la riuscita caccia ai deputati-escort (copyright il finiano Briguglio) con l’obiettivo di raggiungere quota 330 voti a Montecitorio. Bondi, invece, continua la sua sofferta latitanza al ministero per i Beni e le attività culturale. Il ministro è scomparso   dopo la mancata sfiducia di Natale. Un’amara soddisfazione che è non servita a farlo rientrare nel suo ufficio del Mibac. Quello che un giorno si definì un descamisado del Cavaliere oggi è diventato desaparecido. Dicono che si sia rifugiato a Novi Ligure dalla compagna-deputata Manuela Repetti.    Racconta un autorevole berlusconiano di governo a microfoni spenti: “Le figuracce collezionate, a partire da Pompei, e gli sberleffi di Tremonti sui soldi negati hanno fatto capire a Sandro che quello di ministro   non è il suo vero mestiere. Troppo disagio, troppa sofferenza. Anche perché lui non è affatto mite e morbido come si dice. In realtà è fegatoso e irascibile”. Risultato: Bondi si tiene lontano dal ministero in attesa che il Cavaliere si decida ad accettare le sue dimissioni da ministro. Questo, infatti, è un altro aspetto doloroso della questione Bondi. Il premier ha congelato l’addio del suo fedelissimo, che anni fa ad Arcore aveva il compito di rispondere alle lettere arrivate al Capo,   per aspettare la fine della campagna acquisti del cacciatore Verdini (ma anche di Santanchè) e fare così il punto definitivo per il tanto annunciato rimpasto.    La poltrona di Bondi dovrebbe andare a un altro toscano: Paolino Bonaiuti, sottosegretario-portavoce   di Palazzo Chigi. Ma le ambizioni e gli appetiti dei “responsabili” attuali e futuri, anzi futuristi, potrebbero riservare varie sorprese. Senza contare che alla Cultura aspira anche Giancarlo Galan, oggi all’Agricoltura. Gli altri nomi in ballo sono quelli di Saverio Romano, Silvano Moffa, Adolfo Urso, Andrea Ronchi. Come che sia, Bondi sarebbe fuori. Anche se non è detta l’ultima parola. Interpellato in merito, qualche falco del Pdl è addirittura pronto a scommettere su “una pronta resurrezione di Sandro”. Dice il falco: “E   se Bondi non andasse più via dal governo?”. Una voce isolata? Forse no. Ancora una volta fa fede quanto scritto dal Giornale di Sandro “Olindo” Sallusti” la settimana scorsa, in un articolo scritto per contrastare e arginare le voci sulla latitanza del ministro. Il titolo è sublime: “E Bondi si trasforma in Bondik. Dalle poesie ai colpi di fioretto”. Si legge, poi: “Dimentichiamoci Sandro ‘Buondì’ Bondi, ora c’è Sandro Bondik, la versione bellica del poeta di Fivizzano. La metamorfoso è iniziata con la fiducia alla Camera. Via i panni dell’aedo sensibile che dedica versi alle ministre e soffre (e lo fa veramente) per gli attacchi meschini a Berlusconi, Bondi ha calzato il cappuccio nero e la tuta da incursioni, ed è entrato in azione come Bondik, a dare stilettate all’opposizione”. A dire il vero, l’ultima esibizione dell’aedo sensibile in tuta da incursioni c’è stata proprio ieri. Ha attaccato Umberto   Eco, colpevole di aver paragonato Il Caimano al Fuhrer: “Eco è di una faziosità delirante”. Basta questo per affermare che Bondi rimarrà al Mibac contro ogni previsione?

LA VERITÀ , riferiscono dal Pdl, è che “il ministro sta trattando sul suo futuro”. Ed è per questo che adesso “lui si tiene lontano dal ministero ma non tanto dal partito”, dove comunque non spicca per presenza. Oggi il Pdl è governato da un coordinatore in pectore, il guardasigilli Angelino Alfano, e un triumvirato allargato alla Santanchè: Verdini, Bondi e La Russa. Fino a qualche mese fa, anche il ministro per i   Beni cuturali cullava il sogno di fare il leader unico del partito, ma non è più aria, decisamente. Di conseguenza, il suo futuro è una grande incognita. Aggiunge una fonte pidiellina: “Il punto di partenza di Bondi è innanzitutto garantire la ricandidatura in Parlamento a lui e alla compagna Repetto”. In questo, a parte il rapporto diretto con il Cavaliere, potrebbe essere d’aiuto anche la vecchia amicizia con Verdini. Denis il leone con le palle vere ha in mano la macchina del partito, nonché un solido rapporto con l’ex An La Russa, e probabilmente gestirà ancora il dossier delle liste alle elezioni politiche, anticipate o no che siano. E uno sgarbo all’amico Sandro non lo farebbe mai.    A Bondi, il già macellaio poi banchiere Verdini, pure ex amministratore del Foglio di Giuliano Ferrara, deve tutto o quasi. Fu Bondi, insieme con Marcello Pera, a fargli scalare   le gerarchie dell’allora Forza Italia. Partendo molto dal basso, come spiegò lo stesso Verdini quando andò ad abitare con Bondi a Roma e si beccò il nomignolo di “manutengolo” dell’amico Sandro. Disse Verdini: “Questo soprannome è nato quando in Forza Italia arrivò il professore Gaetano Quagliariello (oggi vicecapogruppo del Pdl al Senato, ndr), cui ho detto scherzando: guardi che qui non siamo mica all’università. Lei è il manutengolo del manutengolo (che sarei io) del cameriere di Berlusconi, cioè Bondi”. Una reazione a catena micidiale, tenendo conto che manutengolo vuole dire anche complice.

di Fabrizio d’Esposito – IFQ

Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini e il suo collega, nonché ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi (FOTO ANSA)

 

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