“Allora vuol dire che le piaceva”

Gli uomini, in tutta sincerità, ignorano fino a che punto il dispositivo di indebolimento delle donne sia scrupolosamente organizzato per garantire che essi trionfino senza mettersi in discussione un granché; senza comprendere che è proprio nella non-relazionalità della rappresentazione della mascolinità e sessualità maschile che si genera la violenza.

Ci si ostina a considerare la violenza sessuale un evento straordinario e periferico, al di fuori della sessualità, evitabile. Come se non riguardasse che poche persone, aggressori e vittime, come se rappresentasse una situazione eccezionale, che non dice niente del resto. Mentre è, al contrario, al centro, nel cuore, fondamento della nostra cultura e società.

Rito sacrificale centrale, è onnipresente nelle arti, fin dall’antichità, rappresentata nei testi, dalle statue, nei dipinti, una costante attraverso i secoli. Nei giardini come nei musei, rappresentazioni di uomini che violentano le donne.

Nelle Metamorfosi di Ovidio, si direbbe che gli dèi passino il tempo a voler prendere delle donne che non sono d’accordo, a ottenere ciò che vogliono con la forza. Facile, per loro che sono degli dèi.
E quando rimangono incinte, è ancora su di esse che le donne degli dèi si vendicano.
La condizione femminile, il suo alfabeto: sempre colpevoli di ciò che ci viene fatto.

Creature considerate responsabili del desiderio che suscitano. La violenza sulle donne è un programma politico preciso: scheletro del capitalismo, è la rappresentazione cruda e diretta dell’esercizio di potere, un potere invisibile considerato semplicemente espressione della ragione e della “normalità”.

Esso designa un dominante e organizza le regole del gioco per permettergli di esercitare il suo potere senza restrizioni: mi prendo tutti i diritti su di te, ti costringo a sentirti inferiore, colpevole e degradata. E’ bisogno di negazione a partire dall’inconsapevole riconoscimento della propria insufficienza e mediocrità.

La mistica maschile deve essere costruita come qualcosa di pericoloso per natura, criminale, ingovernabile. A questo titolo deve essere rigorosamente sorvegliata dalla legge, regolamentata dal gruppo, dominata virilmente. Così anche il corpo delle donne deve essere paternalisticamente tutelato, sottoposto a protezione garantendo la riaffermazione dell’identità virile.

Oltre il velo del controllo sulla sessualità femminile appare il primo scopo del politico: formare il carattere virile come asociale, pulsionale, brutale, fino alla giustificazione della violenza-desiderio suscitata dalla bellezza.

E la violenza serve innanzi tutto da veicolo a questa costatazione: il desiderio dell’uomo è più forte di lui, non può dominarlo. Convinzione politica costruita, e non evidenza naturale – pulsionale – come si vuole far credere.
E’ lungi dall’essere così.

I discorsi sulla questione del maschile sono zeppi di residui oscurantistici. Lo stupro, l’atto condannato di cui non si deve parlare, sintetizza un complesso di convinzioni fondamentali riguardanti la virilità.
Rappresenta quella implicita trasgressione e rifiuto di accettare o di subire ogni forma di dominio nell’inconfessabile speranza e mal celata convinzione di potere essere i soli a dettare la legge.

In quanto donne, non ci vergogniamo affatto di non essere desiderabili. Siamo sempre esistite perché siamo desiderose. Attratte dal potere, di fare e di rifiutare, attratte dal vivere la città più che dallo stare in casa, sempre eccitate dalle esperienze e incapaci di viverle solo attraverso il racconto degli altri.

Perché la donna bianca ideale, seducente ma non troppo, bene accasata ma non cancellata, che lavora ma senza emergere, per non schiacciare il suo uomo, magra ma non maniaca della dieta, che rimane giovane a tempo indefinito senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici, madre realizzata ma non totalmente assorbita da pannolini e compiti per la scuola, buona padrona di casa ma non casalinga tradizionale, colta ma meno di un uomo, questa donna bianca schiava felice che ci viene costantemente brandita sotto il naso, quella a cui ci si dovrebbe sforzare di assomigliare non l’abbiamo mai incontrata, da nessuna parte.

Essere donne ci sembra una faccenda di gran lunga più interessante e desiderabile da portare avanti!!!

di Donne per la Puglia Migliore womennews.net

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