Scuola, come tagliare 87 mila cattedre

È comprensibile. Lui era troppo impegnato a evitare la guerra tra Russia e Georgia e a convincere Obama ad intervenire dopo il crac della Lehman Brothers. E, mentre B. dirigeva la politica mondiale, Tremonti faceva fuori 87 mila cattedre. Con le buone o con le cattive.

Tra le “cattive” il ministro dell’Economia ne ha escogitata una davvero sofisticata: abbassare il numero di ore settimanali non solo alle classi prime – “beneficiate” dalla “epocale riforma” – ma anche a II, III e IV del Tecnico e del Professionale.   Insomma, i ragazzi di quelle scuole hanno cominciato a vedere un film ma, al secondo tempo, il film è diventato improvvisamente un altro.    Ricorso    respinto    LO SCORSO luglio il Tar ha accolto in sede cautelare un ricorso presentato da Snals-Confsal, Cgil-Fp e due comitati di docenti e famiglie,   basato sul fatto che su questo colpo di bisturi “in corso d’opera”ilgovernononaveva acquisitoilparere–obbligatorio, anche se non vincolante – del Consiglio della Pubblica Istruzione.    Che il 26 agosto ha espresso parere sull’illegittimità del provvedimento, perché priva gli studenti di un diritto fondamentale: completare senza modifiche il corso di studi scelto e iniziato. In quella scuola – che nello show al Senato il premier ha definito ciò che “la sinistra ha trasformato in un gigantesco ammortizzatore sociale, senza permettere ai ragazzi di entrare nel mondo del lavoro. Adesso, invece, c’è la rivoluzione del merito” – Gelmini & Company hanno pensato di “premiare” i ragazzi sottraendo loro soprattutto materie come Matematica e Informatica.      Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del governo contro la sospensiva del Tar, intimando “il rideterminarsi sulla definizione dell’orario complessivo annuale delle lezioni” per le classi intermedie. Decisione clamorosa– a scuole già iniziate e organici già definiti   – e potenziale caos per i 750 mila ragazzi interessati.

Illegittime    alcune iscrizioni

SAREBBERO circa 5 mila le cattedre soppresse per la riduzione dell’orario. Ricordo che pende sul destino delle superiori un altro ricorso (Scuola della Repubblica) sul fatto che i ragazzi si sono iscritti a nuovi ordinamenti che non erano (al momento della conclusione delle stesse iscrizioni) ancora testo di legge. Il Tar del Lazio in luglio ha dichiarato illegittime le circolari sulle iscrizioni e – di conseguenza – sono da ritenere tali tutti i provvedimenti applicativi (mancate nomine, trasferimento dei soprannumerari). Impressionano due elementi: per la prima volta, in questi tristissimi anni della scuola-Gelmini, sembra che le violazioni normative che costellano il percorso dell’Epocale Riforma – dall’abuso del decreto-legge sulla scuola primaria (che non aveva alcun carattere di “necessità e urgenza” e che scatenò la fluvialemanifestazionedel   30ottobre del 2008 e il fenomeno dell’Onda), alle vicende che riguardano la superiore – possano realmente essere fermate da chi ha questo potere. Avevamo quasi perso le speranze.    Ma ancor di più colpisce l’assoluta indifferenza che tale notizia determina in una gran parte dei mezzi di (dis)informazione e anche del mondo della scuola, la cui capacità di prendere in mano il proprio destino continua a dipendere (sic!) dagli annunci del Tg1. L’assuefazione a arbitrio, aggiramento truffaldino, violazione sprezzante sono tanto connaturati in una parte dei docenti italiani (anche in alcuni di quelli che continuano ostinatamente la mobilitazione) da impedire loro anche di rilevare che, per una volta, potrebbe venir ristabilito un principio di legittimità: le norme   esistono e vanno rispettate. “Particolarmente grave, sotto il profilo politico, è stata l’assenza delle Regioni di centro-sinistra che non solo non hanno finora ritenuto di aderire al ricorso proposto davanti al Tar del Lazio, ma non   hanno preso alcuna autonoma iniziativa, nemmeno a tutela delle loro prerogative. Il ministro difatti, violando la normativa vigente, non ha nemmeno acquisito il parere   obbligatorio delle Conferenza Stato Regioni Enti Locali” afferma Corrado Mauceri, avvocato dei ricorrenti di Scuola della Repubblica.    Quanto a coloro che dovrebbero rappresentarci in Parlamento, la situazione è davvero imbarazzante. Sembrano non rendersi conto – al di là dello sloganismo di maniera e l’impegno di un paio di persone – che la scuola sta boccheggiando e la democrazia vacillando. Molti di noi stanno profondendo con coerenza il proprioimpegno.Ma deveessere chiaro che senza un forte sostegno politico è difficile ottenere risultati concreti: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

di Marina Boscaino IFQ

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