Zygmunt Bauman: Una volta si temevano lupi e briganti oggi si teme l’ignoto. Ed è molto peggio.

zygmunt-bauman

Professor Bauman, nel suo ultimo saggio “Paura Liquida” lei scrive che si è creato una sorta di dipendenza dalla paura. Ma l’umanità non l’ha già sperimentata nei secoli bui?

Nei tempi bui l’umanità l’ha sperimentata, eccome! Lucine Febbre sintetizza alla perfezione quest’esperienza della vita premoderna con una frase laconica:

“Peur tuoujours, peur partout!”. Il mondo  oltre la siepe è stato a lungo avvolto dall’oscurità, che poi simboleggia l’Ignoto, fonte prima di paura. E c’erano tanti altri validi motivi d’ansia: i lupi nelle foreste, i briganti per strada, i soldati spietati, le malattie incurabili, gli esattori senza scrupoli, i signori crudeli.

E allora, qual è la differenza?

È già suggerita da quest’elenco: allora quasi ogni paura aveva un nome. Mentre oggi le nostre paure non lo hanno, sono fluttuanti, disancorate. Non sappiamo da dove vengano, né dove e quando saremo colpiti. Alcuni analisti contemporanei hanno parlato di “paura ambientale”. Come se le minacce e i pericoli ci aspettassero ovunque – sulla strada, a casa o al lavoro, in camera da letto o in bagno, nelle forze cieche della natura o nell’umana perspicacia, nella proliferazione delle armi leggere o sugli scaffali traboccanti di cibo dei negozi, nel riscaldamento globale e nella scarsità di carburante. Ogni edizione dei quotidiani aggiunge nuove voci al nostro elenco delle paure. C’è poi un’altra netta differenza nel rapporto tra aspettative e realtà: i nostri avi si erano riconciliati con la temibilità del mondo, l’inevitabilità della sofferenza e l’ubiquità del male, e credevano anzi che così dovesse essere: per scontare originale.

E adesso, invece?

Siamo nati in un mondo che ha proclamato la fine imminente di ogni pena e sofferenza, e quindi anche dei motivi per  temerle. La modernità ha dichiarato guerra alla paura: non a caso Freud ha definito la civiltà come un marchingegno per infondere sicurezza, o dare la sensazione di essere protetti. E invece, giorno dopo giorno, siamo sempre più subissati da eventi che ci dimostrano il contrario.

Cos’è che è andato storto?

La modernità, con l’aiuto della razionalità scientifica e della tecnologia, si era prefissa il compito di conquistare, a favore degli umani, il dominio sulle forze cieche della natura, che distribuisce a caso i suoi dolorosi colpi. E ora si scopre che questo sforzo è stato solo un lunghissimo giro a vuoto, per tornare al punto di partenza, in condizioni peraltro sempre più scomode  e con minori illusioni, come dimostrano bene le siccità e le alluvioni, i terremoti e gli uragani. La natura è tutt’altro che domata o controllata dalla ragione, mentre proprio le azioni umane, con la loro pretesa razionalità, portano a conseguenze che ricordano da vicino la furia spaventosa e imprevedibile della Natura. La lunga storia del progresso moderno insegna che i nostri sforzi per neutralizzare alcune cause delle nostre paure ne fanno sorgere di nuove, non meno numerose e terrificanti di quelle che credevamo vinte.

Perché manipolare la paura procura sempre più consenso politico?

Sia che si battano per conquistare il potere sia che si sforzino di mantenerlo, i politici tendono a capitalizzare le ansie e i timori del loro elettorato. E questo non deve stupirci. Lo Stato moderno giustizia il proprio diritto a governare e a esigere dai propri cittadini facendo leva sui servizi che offre, e in primis sulla protezione contro ogni  minaccia alla loro incolumità. Per buona parte della storia moderna, le incognite ansiogene contro le quali lo Stato prometteva la sua protezione erano per lo più legate agli imprevedibili capricci del mercato occupazionale: il rischio di perdere il lavoro e con esso il proprio ruolo nella società e la capacità di guadagnarsi da vivere, di non poter crescere i propri figli o garantire un tetto alla famiglia.

Modello sul viale del tramonto?

Oggi, questa promessa è sempre più disattesa dagli Stati, che lasciano ai singoli individui la responsabilità di procacciarsi i mezzi di sussistenza, una posizione sociale, un livello di vita decente. Questa tendenza a ritirarsi dagli obblighi del passato – o in altri termini, il lento ma costante smantellamento dello Stato sociale – sta erodendo la legittimazione tradizionale del potere statuale.

Che così cerca nuove vie per ottenerlo?

Si, da qui il bisogno di trovare cause sostitutive di insicurezza; e talvolta, quando non bastano a generare un sufficiente capitale di paure, di crearle o di gonfiarle ad arte. Perciò non c’è da stupirsi se i politici tendono a rilanciare le minacce alla sicurezza personale e all’incolumità fisica dei cittadini, esagerandone la portata: così dimensionano automaticamente la gravità di ogni altro timore, e possono presentarsi agli elettori come i loro custodi, pronti a proteggerli e salvarli. In altri termini, stende a trasferire la promessa della sicurezza sociale a quello dell’incolumità personale. Per esempio, l’ansia prodotta dal timore di complotti o furti ad opera degli stranieri, da una mendicità invadente, degli scassinatori o ladri di auto, dai reati sessuali, dal commercio di cibi adulterati o tossici.

Queste non sono solo paranoie?

Non sono preoccupazioni necessariamente immaginarie, ma il punto principale è che non sono queste le vere ragioni, e meno ancora le cause primarie delle paure dei giorni nostri, Hanno però il vantaggio di consentire ai politici di presentarsi in tv, a milioni di persone, come valorosi campioni pronti a proteggere i propri elettori, sventando così per un po’ il pericolo dell’insubordinazione popolare e del dissenso.

Com’è cambiata l’idea di futuro?

Per rispondere ci vorrebbe un libro. In questi ultimi due anni siamo stati colti di sorpresa da nuove e temibili sfide individuali e collettive, per molti versi senza precedenti. Fronteggiamo la possibilità di un’impennata  dei prezzi dei generi alimentari al di là del poter d’acquisto di milioni di persone che si erano ormai abituate all’idea di non dover mai più patire la fame. Il rincaro dei carburanti mette a rischio le basi stesse dello stile di vita con cui sono cresciute le attuali generazioni. Le più formidabili fortezze della produzione industriale falliscono o sono smantellate, delocalizzate. La globalizzazione progressiva del consumismo è giunta ormai al punto in cui questo stile di vita sta diventando semplicemente insostenibile, tanto che con ogni probabilità assisteremo nei prossimi anni a una competizione sempre più accanita per la conquista di risorse ormai scarse a livello planetario, e a un radicale processo di redistribuzione in termini di opportunità e di tenore di vita. Cominciamo solo ora a intuire questi nuovi sviluppi.

Previsioni a breve termine?

Passerà molto tempo, e l’umanità soffrirà molto prima che si trovi un accordo su come affrontare queste sfide. Lo aveva già detto Immanuel Kant più di due secoli fa: la solidarietà del genere umano non è solo un sogno bello e nobile, ma una necessità pressante, un “essere o non essere”, una questione di vita o di morte. Mai prima d’ora ci siamo trovati davanti una simile sfida. Abbiamo assoluto bisogno di una lunga e approfondita riflessione sulle nostre priorità e su come vivere la nostra vita; e forse dovremo procedere a una revisione di fondo per entrambe le cose. Ancora una volta nella storia dell’umanità il nostro futuro sta diventando una grande incognita: il regno dell’Ignoto, dove la paura ha il suo habitat naturale. La paura può paralizzare, ma anche spingere all’azione. In nome del nostro comune futuro e di quello dei nostri figli e nipoti, dobbiamo sperare che la nostra scelta vada nella seconda direzione.

 

(p.z.)

paura_liquida

 

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: