Archivio per agosto, 2007

8 agosto 2007

Le promesse mantenute.

BOLIVIA: MORALES DICHIARA GUERRA AL LATIFONDO

(05 agosto 2007)

 LA PAZ – L’era del latifondo sembra essere finita in Bolivia, dove Evo Morales ha proclamato un atto che annuncia una vera e propria “rivoluzione agraria”. Lo ha fatto il 2 agosto, durante la celebrazione del Giorno dell’Indio, che commemora quest’anno il 54° anniversario della promulgazione della prima legge di riforma agraria del 1953.

Dopo le clamorose nazionalizzazione di gas ed idrocarburi, Morales ha lanciato l’annunciata riforma agraria, con un piano orientato a risanare, riconvertire, espropriare e distribuire le terre inutilizzate che attualmente appartengono a investitori, industriali e latifondisti nelle zone tropicali di Santa Cruz, Beni e Pando e nel nordest del Paese, dal momento che esse non svolgono alcuna funzione economica o sociale.

Il 2 agosto scorso, nella cittadina di Ucureña, situata nella regione centrale di Cochabamba – 500 km a sud-est di La Paz – Morales ha presentato il Regolamento della Legge di Riconduzione Agraria, con un discorso nel quale ha sottolineato l’importanza della lotta permanente dei popoli indigeni per la terra e per la difesa delle risorse naturali. Morales ha annunciato un programma che ha definito “rivoluzionario”, in quanto prevede appunto l’espropriazione delle terre ai latifondisti, la meccanizzazione delle attività agricole dei piccoli produttori, il rafforzamento del Trattato Commerciale dei Popoli, firmato con Cuba e Venezuela, l’abbassamento del prezzo del titolo di proprietà per ettaro da 10 dollari ad 1 dollaro, e la scelta di implementare produzioni agricole che rispettino gli equilibri ambientali. “I popoli indigeni – ha detto durante il suo intervento – sono da sempre i più attivi nelle questioni che riguardano le terre, la difesa dei territori, i diritti individuali e collettivi in America Latina”.

Oltre a presentare la nuova legge, Morales ha consegnato ai contadini della regione titoli agrari per 70.000 ettari nella stessa località di Ucureña.

Da quando Morales è Presidente, ben 500.000 ettari di terreno sono state assegnate a famiglie e comunità indigene “senza terra” o “con terra insufficiente”, contro le sole 36.000 riassegnate nei 10 anni anteriori. Saranno circa 2.5 milioni le persone che beneficeranno di questa nuova legge, proposta all’interno di una grande riforma agraria annunciata in campagna elettorale, che per volere del neopresidente aymarà dovrà essere approvata entro il mese di agosto di quest’anno. La notizia è di grande importanza perché a breve, secondo le stime, ben 14 milioni di ettari di terre saranno restituite alle popolazioni indigene, ai contadini, ai piccoli allevatori, a tutte le persone che non hanno sufficienti risorse economiche e che esprimono la volontà di lavorare la terra.

La paura degli espropri di Stato e delle conseguenti confische territoriali ha portato il Direttore della Camera Agraria dell’Oriente, Josè Luis Baldomar, a dichiarare che la decisione presidenziale ha suscitato più di qualche timore in seno all’organismo ed ai suoi rappresentanti .

Di sicuro c’è, fanno sapere da La Paz, che lo stato boliviano si “terrà tutte le terre che non hanno una funzione sociale o i cui titoli di proprietà sono stati ottenuti in passato in modo fraudolento” e che esse saranno consegnate “agli indigeni, ai campesinos e a tutte le persone che vorranno lavorare la terra”.

Il portavoce del Governo Boliviano, Alex Contreras, ha spiegato che la concentrazione delle terre in poche mani ha raggiunto nel Paese un livello inaccettabile, citando il caso di 14 influenti famiglie alle quali si attribuisce la proprietà di 3 milioni di ettari di terreno. Secondo il Governo “gli impresari e i grandi possidenti terrieri della regione orientale promuovono un modello di sviluppo fondato sull’accumulo di ricchezze e sulla sistematica violazione delle leggi di difesa ambientale, arrivando in alcuni casi documentati a incoraggiare uccisioni e massacri nel caso di resistenza da parte della popolazione”.

Nell’esecuzione del regolamento della riforma agraria è previsto un meccanismo di “controllo sociale”, attraverso la presenza di rappresentanti sindacali ed indigeni. Il Governo ha spiegato che tale misura ha la finalità di evitare la corruzione nei procedimenti di confisca e redistribuzione.

I procedimenti di assegnazione delle terre dureranno sei mesi, e eventuali conflitti sui confini saranno risolti dalle stesse comunità indigene con i metodi tradizionali di risoluzione delle controversie. Il consulente giuridico dell’INRA (Istituto Nazionale di Riforma Agraria) Howard Arroyo, ha spiegato che: “il piano di redistribuzione prevede di dare priorità agli abitanti dei luoghi in cui sono ubicate le terre confiscate; comprenderà la creazione di insediamenti abitativi, producendo benefici in capo alle comunità indigene. Le nuove assegnazioni prevedono anche che a beneficiarne siano organizzazioni collettive, ed elimineranno la possibilità di attribuire ingenti quantità di terre in poche mani, come spesso è avvenuto grazie alle riforme agrarie del passato”.

L’intero processo darà supervisionato dal Consiglio Nazionale Agrario, composto da membri dell’esecutivo e la autorità del settore, il quale vigilerà sul rispetto delle norme, mentre i Consigli Dipartimentali (Regionali), ai quali parteciperanno organizzazioni contadine, indigene e associazioni di donne e di allevatori, eserciteranno il controllo sociale sulla riforma.
Con l’implementazione di tale radicale riforma agraria, Morales mantiene un’altra importante promessa fatta in campagna elettorale, che va, come le altre già mantenute, nella direzione di riappropriarsi delle risorse naturale del Paese e di difendere i diritti delle comunità indigene e contadine, che rappresentano in Bolivia la maggioranza della popolazione.

fonte A SUD

Nella foto: Bolivia, il presidente Morales gioca a calcio a 6000 metri              per protestare contro la Fifa


7 agosto 2007

Finchè Unione non vi separi.

di Marco Travaglio

L’unico difetto dello sciopero dell’Anm contro la controriforma Mastella che dovrebbe rimpiazzare la controriforma Castelli, è che arriva troppo tardi. Da un anno esatto il governo Prodi e la sua maggioranza che avevano promesso agli elettori di «cancellare la legge Castelli» si prodigano per fare il contrario. L’estate scorsa ne han lasciato entrare in vigore i primi due decreti delegati. Poi, al seguito di Mastella, hanno trattato per mesi con i noti giureconsulti Schifani, Pecorella e Castelli per «migliorare» il testo che s’erano impegnati a radere al suolo. Ne è nato un abortino, la Mastelli o Castella, che ha mandato in vigore con qualche microritocco altri 7 decreti berlusconiani: così – annunciò trionfante Mastella – li voterà anche la Cdl. Bella forza: se il centrosinistra copia una legge del centrodestra, è normale che il centrodestra la voti (meno normale è che la copi il centrosinistra). In ogni caso la controriforma berlusconiana avallata dall’Unione ottenne solo i voti dell’Unione, non uno di più. Ennesima prova che gl’inciuci sono sempre a senso unico: l’Unione paga,Berlusconi incassa. L’Anm, mai così afasica e tremebonda, lasciò passare il tutto, in nome della «riduzione del danno». Restò in sospeso il decimo decreto: la separazione delle carriere, congelato fino al 31 luglio 2007. Da ottobre a oggi la maggioranza, così fulminea nel varare l’indulto, il decreto Mastella per la distruzione dei dossier Telecom e la legge Mastella sulle intercettazioni, hanno cincischiato cercando il solito accordo con la Cdl e litigando al proprio interno. A due settimane dalla scadenza ha finalmente partorito il testo definitivo. Che separa di fatto le carriere dei giudici e dei pm: chi vuole passare dall’una all’altra dovrà trasferirsi in un’altra regione. Cioè cambiare casa, lasciare la famiglia e gli amici, e così via. Chi ha fatto il pm e vuol fare il giudice, o viceversa, diventa un essere infetto, da tenere in quarantena, sterilizzare, disinfestare, disintossicare. In compenso un avvocato che voglia diventare magistrato potrà restare tranquillamente nella stessa città: chi ha difeso mafiosi al Tribunale di Palermo potrà liberamente diventare giudice o pm a Palermo. Se invece ha condannato o fatto condannare mafiosi a Palermo, per cambiar funzione dovrà sloggiare da Palermo. Questa è una separazione delle carriere surrettizia, che corona dopo trent’anni il sogno di Gelli e Craxi. Berlusconi l’aveva mancato per un soffio. Ma l’Unione è lì apposta per completare la sua opera. Se passa la Mastella entro il 31, le carriere saranno separate. Se no entra in vigore la Castelli e le carriere saranno separate comunque. Una bella alternativa. Resta da capire se tutto ciò sia compatibile con la Costituzione, che inserisce tutti i magistrati requirenti e giudicanti nello stesso ordine giudiziario. Ora Mastella, spaventato dallo sciopero tardivo dell’Anm, delira di «guerre puniche» e annuncia che «il testo si può modificare»: forse, se le toghe avessero scioperato prima, le modifiche sarebbero già arrivate. Ma le reazioni unioniste alla protesta togata fanno cadere le braccia, nel solco di quel «berlusconismo senza Berlusconi» (anzi, con Berlusconi più potente che mai) che molti paventavano. Il prc Di Lello, ex giudice, mette sullo stesso piano «le corporazioni dei magistrati e degli avvocati», come se un potere dello Stato minacciato dagli altri due fosse equiparabile ai tassisti o ai ferrotranvieri. Il margherito Tenaglia, ex pm, dice che la Mastella è «punto di equilibrio per l’indipendenza della magistratura», quasi che un principio costituzionale potesse essere oggetto di contrattazione. Poi c’è Boselli, Sdi, che – evidentemente ignaro della Costituzione – domanda «perché l’Italia debba restare caso unico nel mondo democratico a mantenere un solo ruolo per i magistrati». Forse non sa che in Europa non c’è alcuno sbarramento per i pm che vogliono diventare giudici e viceversa. E che nel 2000 il Consiglio d’Europa «raccomandò» di «consentire alla stessa persona di svolgere successivamente le funzioni di pm e poi di giudice, e viceversa», per «la similarità e la natura complementare delle due funzioni». Per il Ds Calvi «è grave se il Parlamento si fa influenzare dai magistrati»: invece è normale che si faccia influenzare da 25 parlamentari pregiudicati e 70 imputati e indagati. Di separare le carriere dei parlamentari da quelle dei condannati, non se ne parla proprio.

Uliwood party
UNITA  12 LUGLIO 2007 

http://www.marcotravaglio.it/

1 agosto 2007

Lo spettacolo dei buoni sentimenti

Questo articolo è tratto dal Venerdì di Repubblica, scritto da Curzio Maltese,  esprime la visione sui metodi fallimentari e superficiali con cui si vogliono risolvere problemi gravi. Una riflessione lucida su quanto i modelli comportamentali dannosi, generati dai sensi di colpa e da una scarsa volontà di approfondimento, siano ormai un dato di fatto e su come si cerchino facili scorciatoie senza nemmeno scalfire i problemi.

"Davanti all’idea di Al Gore di organizzare un megaconcerto rock per salvare la Terra, il Live Earth, la prima reazione è fare gli scongiuri. Almeno per chi conserva un minimo di memoria storica. Poche iniziative hanno portato più jella del celeberrimo Live Aid del 1985, in favore dell’Etiopia  decimata dalla carestia. Il concertone planetario fu un successo strepitoso, oltre ogni aspettativa, il più seguito spettacolo della storia. Raccolse 245 milioni di dollari per il popolo etiope, contro le previsioni di tre, massimo quattro milioni. Ma la metà del danaro finì nei conti all’estero del dittatore Menghistu e l’altra metà in armamenti che servirono all’Etiopia  per cominciare un ciclo di guerre ancora in corso, con un bilancio finale di morti superiore a quello delle catastrofi naturali.

Il vero aiuto del Live Aid andò all’industria discografica, che uscì dalla crisi dei primi anni Ottanta. Si può capire oggi l’entusiastica adesione delle rockstar e dei discografici, alle prese con un’altra grave crisi di vendite, di fronte all’appello dell’"ex futuro presidente degli Stati Uniti".

A rischio di essere brutali, occorre essere chiari. Esiste un’industria dell’indignazione che non è meno inquinante, perlomeno sulla vita democratica, di alcune grandi multinazionali. Una cosa è fare informazioneo agire con la politica, altro è allestire spettacoli o concerti, confezionare libri e film dai ricchi diritti d’autore con l’alibi della giusta causa. Non si tratta soltanto di una questione etica. Il punto è che con l’azione politica si sollecitano le persone amobilitarsi per risolvere il problema. Con la speculazione commerciale si trasformano i cittadini in spettatori passivi ma dotati di una falsa coscienza.

Lo spettatore che ha versato i soldi del biglietto o l’obolo in beneficenza, si convince di partecipare in qualche modo a una battaglia, mentre non fa altro che scegliere di comprare un prodotto commerciale. Vendere verdura al mercato ortofrutticolo è più onesto che vendere buone cause e buoni sentimenti.

Negli anni successivi al Live Aid vi fu un picco d’attenzione dei media per le tragedie africane. Poi, visto che la situazione non migliorava, anzi peggiorava, le cattive notizie sull’Africa cominciarono a scivolare nelle ultime pagine e in coda ai notiziari televisivi, fino a sparire completamente. No soltanto per colpa dei soliti giornalisti cattivi, ma perchè al pubblico non importava più nulla. La reazione diffusa era di profonda delusione, dapprima cocente, quindi annoiata:   "Ma  come, dopo  tutto  quello  che  abbiamo  fatto  per  loro…" La questione è che non s’era fatto proprio nulla, soltanto un po’ di spettacolo."

Curzio Maltese

 

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