Archivio per dicembre, 2006

28 dicembre 2006

Rispetto reciproco, segreto dell’amore

 

L’immagine che diamo di noi stessi è spesso compiacente. Ci guardiamo con indulgenza. Quando ci colpisce un evento spiacevole, abbiamo sempre la tendenza a incolpare gli altri o il destino o un demone o un dio. Proviamo una forte resistenza a scendere in noi stessi, come il Buddha raccomandava. Ma quando vi scendiamo, inevitabilmente troviamo la compassione.

Siamo sopravvissuti solo grazie all’affetto degli altri. E fin dalla culla, forse anche dal ventre della madre, pare che siamo sensibili all’ambiente e all’affetto che gli adulti nutrono per noi ancor prima della nostra nascita. Sono convinto che una madre felice porti in seno un bimbo felice: se è calma, se il suo spirito è in pace, suo figlio ne sarà influenzato.

Quest’affetto è spontaneo e naturale. Da suo figlio, la madre non si aspetta nulla in cambio. È un affetto puro, senza calcolo, e senza questo sentimento il figlio non potrebbe sopravvivere. Tutte le nostre vite sono cominciate avendo, come primo supporto, l’affetto umano. I bambini che crescono nell’affetto sono più sorridenti e amabili, sono generalmente più equilibrati. A coloro cui questo affetto è mancato succede il contrario: sono più duri e hanno più problemi.

Bisogna capire bene che l’affetto di cui parlo non ha un fine, non è dato con l’intenzione di ricevere, non è un fatto sentimentale. Similmente, diciamo che la vera compassione è priva di attaccamento. Bisogna prestare attenzione a questo punto che contrasta con le nostre abitudini di pensiero. Non è questo o quel caso particolare che desta la nostra pietà, non accordiamo la nostra compassione a questa o a quella persona in seguito a una scelta: la doniamo spontaneamente, pienamente, senza nulla sperare in cambio. E a tutti.

Questa attitudine riguarda anche la coscienza che potrei avere del mio stesso valore, se compio questa o quell’azione. Non devo impegnarmi col desiderio di riuscire bene, di trarre da questa azione una soddisfazione personale sotto forma di stima per me stesso. Questo desiderio nascosto, difficile da smascherare, è sufficiente a inquinare le nostre azioni, perché allora abbiamo un attaccamento, un’intenzione anche inconscia.

Riguardo all’amore e al desiderio sessuale, si può dire che il desiderio sessuale, per definizione, vuole qualcosa, che è la soddisfazione di questo desiderio attraverso il possesso dell’altro. In gran parte, si tratta di una proiezione mentale, suscitata da una particolare emozione. Noi immaginiamo l’altro in nostro possesso e, in questo attimo del desiderio, tutto sembra piacevole e attraente. Non vi si scorge alcun ostacolo, alcuna reticenza. L’oggetto desiderato ci sembra senza difetto, degno di ogni lode.

Quando il desiderio scompare – sia che si ritenga soddisfatto, sia che il tempo passi e lo indebolisca – non guardiamo più l’altro allo stesso modo. Le sembianze dell’oggetto, poco prima desiderabile, cambiano e talvolta rapidamente, all’improvviso. Alcuni ne rimangono stupiti. L’emozione iniziale si è dissolta, spesso cedendo il posto a un reciproco disconoscimento. Ciascuno scopre la vera natura dell’altro, fino a quel momento nascosta dal proprio desiderio. Da qui tanti matrimoni spezzati, discussioni, processi, odi.

L’amore, invece, è una sorta di chiara conoscenza che può svilupparsi fra due esseri avendo come condizione il rispetto reciproco. Allora si vede apparire un sentimento di vicinanza. I due individui che si amano si sentono vicini, talvolta molto vicini l’uno all’altro. Da questa vicinanza può nascere una compassione vera, come quella della madre per il figlio. Questa compassione, quest’affetto, non si basa su un’idea del tipo: questa persona è vicina a me, è fatta per me, noi ci completiamo in modo magnifico, oppure, mi è congeniale, mi fa bene, con lei la mia vita sarà migliore. No, si tratta di un affetto spontaneo, libero da ogni calcolo.

Questo affetto può estendersi, al di là di quella persona può considerare altri individui. Se è veramente puro non soffre di alcuna parzialità e smette di scegliere. Può anche rivolgersi ai nostri nemici che, come noi, ne hanno diritto.

Non ho alcun dubbio che tutti gli esseri umani siano simili a me, che sperimentino le stesse emozioni, le stesse aspirazioni, gli stessi timori. Quel che ci accomuna è più forte di quel che ci distingue, molto più forte. Ed è proprio perché sembrano diversi che la nostra comune natura mi balza agli occhi con più forza. Tutte le teorie naziste, o cultural-razziste, che la storia del mondo ha visto succedersi, sono assurde e nefaste: conducono solo a sanguinosi vicoli ciechi. Soprattutto oggi, quando ci giungono immagini da ogni parte della terra, la nostra unità profonda mi sembra evidente. Ogni nuova istituzione dovrebbe prenderla come punto di partenza, come base.

Sua Santità il Dalai Lama

Con questo intervento si chiude l’anno, non a caso si parla di "rispetto". Infatti auguro a tutti 365 giorni di rispetto reciproco.


15 dicembre 2006

Primo e secondo congedo

I.
Dalla marea che un popolo ha sommerso,
e me con esso, ancora
levo la testa? Ancora
ascolto? Ancora non è tutto perso?

II.
O mio cuore dal nascere in due scisso,
quante pene durai per uno farne!
Quante rose a nascondere un abisso!


 

(U. SABA)
15 dicembre 2006

Barche ammarate (amorrate)

….. …..
Le vele le vele le vele
che schioccano e frustano al vento
che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele
che tesson e tesson: lamento
volubil che l’onda che ammorza
ne l’onda volubile smorza
ne l’ultimo schianto crudele
le vele le vele le vele


 

(Dino Campana, da "Canti Orfici")
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